Acqua pubblica, ora spunta il piano “Caia”
I sindaci contattano il luminare per un progetto in house. Atesir: affidamento entro il 31 dicembre
REGGIO EMILIA. E ora spunta il piano “Caia”. Per portare avanti il progetto di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, i sindaci della Provincia si affidano a Giuseppe Caia, docente dell’Università di Bologna e già componente del “Centro Studi Acqua, Energia e Diritto”. Accantonato il piano Agenia, l’ultima assemblea dei sindaci ha infatti deciso di contattare il luminare di diritto amministrativo – tra i massimi esperti di tematiche energetiche e ambientali – per elaborare un documento sulla fattibilità di una nuova società mista temporanea, con lo scopo di verificare se dal punto di vista giuridico ci possano essere soluzioni intermedie per l’affidamento in house. L’intenzione dei sindaci è quella di affidare ad Agac Infrastrutture la cabina di regia della concessione, facendo svolgere sempre ad Agac un ruolo di “controllore” su Iren.
Un progetto per il quale verrebbe chiesto a Iren di creare una società territoriale ad hoc. Una partita che dovrà giocarsi entro il 31 dicembre. È di martedì scorso, infatti, la decisione di Atesir sui termini di scadenza delle modalità di affidamento del servizio.
«Con l’approvazione in linea tecnica, da parte di Atersir, del piano d’ambito del servizio idrico reggiano – commenta l’assessore Mirko Tutino – viene rispettata la normativa, che chiedeva l’avvio del procedimento entro il 30 settembre. Ci saranno quindi tre mesi di tempo per individuare la scelta definitiva che intenderà assumere il territorio reggiano e, a differenza di quanto temuto da molti, non è scattato l’avvio automatico delle procedure di gare». Ma l’ipotesi di un piano “Caia” su cui scommettono i sindaci sembra scontrarsi con la riorganizzazione interna di Iren, che potrebbe veder sparire Iren Emilia, pronta ad essere riassorbita nell’ambito di un riordino societario che sposterebbe l’intero quartier generale della multiutility a Torino.
Un processo di razionalizzazione che si affianca alle voci di chiusura di uno dei centri zona presenti in provincia, dopo quello di Bibbiano avvenuto in passato. In questo caso, a rischiare è il centro di Scandiano, che gestisce circa 2.200 pronti interventi e ha una ventina di dipendenti. Personale che Iren vorrebbe spostare a Reggio per la parte operativa, lasciando a Scandiano un ufficio amministrativo per il rapporto con l’utenza. (e.spa.)
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