Il migliore dei vini reggiani ancora una volta è un grande “passito”
Guide dell’Espresso: il punteggio più alto fra le bottiglie della provincia lo ottiene “Oro di Collina” della cantina “Le Barbaterre”
REGGIO EMILIA. Ancora una volta, come l'anno scorso, la Guida dell'Espresso 2016 “I vini d'Italia” mette al primo posto con 17 punti, per la provincia di Reggio Emilia, un vino liquoroso. E questa volta ad aggiudicarsi il podio è un'azienda di Bergonzano, nel cuore delle Terre Matildiche, dal nome quasi fiabesco di “Le Barbaterre”.
Creata da Nicoletta e Massimo Bedogni, secondo le migliori tecniche ecosostenibili, si trova in un'area soleggiata e ventilata, caratterizzata da terreni limosi e mediamente argillosi che producono il passito “l'Oro di Collina”, un vino che si presenta come una vera prelibatezza per i molteplici profumi racchiusi a partire dalle pesche mature fino alla marmellata di arance.
Il segreto sta nel fatto che i vitigni de “Le Barbaterre” sono disposti con una buona densità di ceppi per ettaro con potature corte volte a trovare equilibrio tra vegetazione e frutti, irrigati solo dalla pioggia, e sono trattati naturalmente seguendo la procedura della cultura biologica.
Oltre all'Oro di Collina, ottengono un punteggio alto, 16,5, con il Lambrusco dell'Emilia che emana fragranze vicine a quelle della frutta rossa come more e mirtilli insieme al gusto di liquirizia. Seguono a 16 punti una bottiglia dal nome altisonante di “L'Orlando”, un metodo classico millesimato da uve Pinot Nero vinificate in bianco, e un Sauvignon frizzante dal colore appena velato che all'olfatto fa pensare all'aroma di limone e cedro. A “Le Barbaterre”, la guida regala una faccina smile che indica, in relazione agli assaggi, l'aspetto (il punto di forza o la buona notizia), che ha convinto e sorpreso.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12188276:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12188276:1649481654/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
A proposito di alta qualità, sono ben due le aziende reggiane che conquistano la stella, riconoscimento che va a quei produttori in possesso di almeno uno di questi pregi particolari: l'alto livello qualitativo, la rappresentatività nel territorio o nella denominazione di riferimento, la presenza di uno stile definito, riconoscibile e stabile nel tempo.
Conferma dall'anno scorso una stella rossa l'azienda montecchiese Quarticello, guidata dal 2006 da Roberto Maestri, seguendo i principi dell'agricoltura biologica. La sua produzione si concentra su vitigni autoctoni quali lambrusco maestri, salamino, malbo gentile e malvasia di candia. Le uve vengono vinificate sia nella tipologia frizzante come da tradizione, sia come rosso fermo destinato all'invecchiamento da uve malbo gentile e passito da uve malvasia. Prodotta da loro, conquista 16,5 la sua “Stradora”, una malvasia la cui fragranza legata agli agrumi canditi, si sposa con quella della frutta secca.
Conquista invece la stella bianca, che indica un'azienda particolarmente distintasi negli ultimi anni, il Podere Cipolla, i cui vini che ottengono 16,5, si chiamano con il nome di venti: il “Libeccio 225” graffiante al palato e “Tramontana” dal bel temperamento. L'azienda situata a Coviolo dalle dimensioni piuttosto piccole, produce soltanto 6.000 bottiglie ottenute da un solo ettaro; Denny Bini il titolare, ha scelto il metodo ancestrale della rifermentazione in bottiglia.
La nuova guida dell'Espresso pur presentando meno etichette reggiane rispetto all'anno scorso, conferisce tuttavia ad un numero maggiore vini un voto più alto come 16,5, che indica prodotti considerati di livello molto alto. Raggiungono quel punteggio il Lambrusco Montericco “Amarcord” (segnalato anche per l'ottimo rapporto qualità/prezzo) della Cantina di Puianello – la cui storia inizia nel lontano 1938 per iniziativa di cinque soci che nel 2012 è giunta ad inaugurare una nuova sede con annessa cantina – quindi il “Braje” e il “Reggiano Rosso di Pozzoferraro” creato dai fratelli Storchi ai quali va il merito di aver ripristinato nel 2001 la cantina nel centro di Montecchio.
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Il “Braje” del 2012 fatto di uve merlot e cabernet, si caratterizza per un gusto profondo ed espansivo mentre l'altro per la grande vitalità e complessità, toni di pepe e ginepro. Due 16,5 anche per l'etichetta Venturini Baldini, da quattro generazioni produttrice di aceto balsamico e da due di vino; se li aggiudicano il “Reggiano Lambrusco secco” ed il “Rubino del Cerro”, ma anche il “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro” prodotto dalla Cantina Masone - Campogalliano lo ottengono insieme al Lambrusco dei Colli di Scandiano e di Canossa Remigio 100 di Ca' de' Medici che riceve anche lo smile. Il ragguardevole punteggio di 16 viene attribuito anche all'azienda Rinaldini Paola per il suo “Vecchio Moro”, lambrusco tra i più originali e significativi della provincia.
REGGIO EMILIA. Ancora una volta, come l'anno scorso, la Guida dell'Espresso 2016 “I vini d'Italia” mette al primo posto con 17 punti, per la provincia di Reggio Emilia, un vino liquoroso. E questa volta ad aggiudicarsi il podio è un'azienda di Bergonzano, nel cuore delle Terre Matildiche, dal nome quasi fiabesco di “Le Barbaterre”. Creata da Nicoletta e Massimo Bedogni, secondo le migliori tecniche ecosostenibili, si trova in un'area soleggiata e ventilata, caratterizzata da terreni limosi e mediamente argillosi che producono il passito “l'Oro di Collina”, un vino che si presenta come una vera prelibatezza per i molteplici profumi racchiusi a partire dalle pesche mature fino alla marmellata di arance. Il segreto sta nel fatto che i vitigni de “Le Barbaterre” sono disposti con una buona densità di ceppi per ettaro con potature corte volte a trovare equilibrio tra vegetazione e frutti, irrigati solo dalla pioggia, e sono trattati naturalmente seguendo la procedura della cultura biologica. Oltre all'Oro di Collina, ottengono un punteggio alto, 16,5, con il Lambrusco dell'Emilia che emana fragranze vicine a quelle della frutta rossa come more e mirtilli insieme al gusto di liquirizia. Seguono a 16 punti una bottiglia dal nome altisonante di “L'Orlando”, un metodo classico millesimato da uve Pinot Nero vinificate in bianco, e un Sauvignon frizzante dal colore appena velato che all'olfatto fa pensare all'aroma di limone e cedro. A “Le Barbaterre”, la guida regala una faccina smile che indica, in relazione agli assaggi, l'aspetto (il punto di forza o la buona notizia), che ha convinto e sorpreso.
A proposito di alta qualità, sono ben due le aziende reggiane che conquistano la stella, riconoscimento che va a quei produttori in possesso di almeno uno di questi pregi particolari: l'alto livello qualitativo, la rappresentatività nel territorio o nella denominazione di riferimento, la presenza di uno stile definito, riconoscibile e stabile nel tempo.
Conferma dall'anno scorso una stella rossa l'azienda montecchiese Quarticello, guidata dal 2006 da Roberto Maestri, seguendo i principi dell'agricoltura biologica. La sua produzione si concentra su vitigni autoctoni quali lambrusco maestri, salamino, malbo gentile e malvasia di candia. Le uve vengono vinificate sia nella tipologia frizzante come da tradizione, sia come rosso fermo destinato all'invecchiamento da uve malbo gentile e passito da uve malvasia. Prodotta da loro, conquista 16,5 la sua “Stradora”, una malvasia la cui fragranza legata agli agrumi canditi, si sposa con quella della frutta secca.
Conquista invece la stella bianca, che indica un'azienda particolarmente distintasi negli ultimi anni, il Podere Cipolla, i cui vini che ottengono 16,5, si chiamano con il nome di venti: il “Libeccio 225” graffiante al palato e “Tramontana” dal bel temperamento. L'azienda situata a Coviolo dalle dimensioni piuttosto piccole, produce soltanto 6.000 bottiglie ottenute da un solo ettaro; Denny Bini il titolare, ha scelto il metodo ancestrale della rifermentazione in bottiglia.
La nuova guida dell'Espresso pur presentando meno etichette reggiane rispetto all'anno scorso, conferisce tuttavia ad un numero maggiore vini un voto più alto come 16,5, che indica prodotti considerati di livello molto alto. Raggiungono quel punteggio il Lambrusco Montericco “Amarcord” (segnalato anche per l'ottimo rapporto qualità/prezzo) della Cantina di Puianello – la cui storia inizia nel lontano 1938 per iniziativa di cinque soci che nel 2012 è giunta ad inaugurare una nuova sede con annessa cantina – quindi il “Braje” e il “Reggiano Rosso di Pozzoferraro” creato dai fratelli Storchi ai quali va il merito di aver ripristinato nel 2001 la cantina nel centro di Montecchio.
Il “Braje” del 2012 fatto di uve merlot e cabernet, si caratterizza per un gusto profondo ed espansivo mentre l'altro per la grande vitalità e complessità, toni di pepe e ginepro. Due 16,5 anche per l'etichetta Venturini Baldini, da quattro generazioni produttrice di aceto balsamico e da due di vino; se li aggiudicano il “Reggiano Lambrusco secco” ed il “Rubino del Cerro”, ma anche il “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro” prodotto dalla Cantina Masone - Campogalliano lo ottengono insieme al Lambrusco dei Colli di Scandiano e di Canossa Remigio 100 di Ca' de' Medici che riceve anche lo smile. Il ragguardevole punteggio di 16 viene attribuito anche all'azienda Rinaldini Paola per il suo “Vecchio Moro”, lambrusco tra i più originali e significativi della provincia.
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