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Nuovo furto di cavi di rame colpito il depuratore Iren

Nuovo furto di cavi di rame colpito il depuratore Iren

La banda dell’oro rosso ha fatto sparire un chilometro di fili da una centralina Indagini dei carabinieri per risalire ai responsabili dell’ennesimo assalto

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REGGIO EMILIA. I predoni del rame non si fermano. Si introducono dappertutto: cimiteri, chiese, case. Saccheggiano reti ferroviarie, impianti dell’illuminazione pubblica e, nella notte tra martedì e ieri, sono entrati anche nel depuratore di Iren in via Raffaello Sanzio, a Mancasale.

L’assalto di una centralina elettrica collocata nell’area dell’impianto è andato a segno: a sparire è stato un chilometro di cavi.

Quanto ieri mattina gli operati si sono accorti dell’accaduto non hanno potuto fare altro che chiamare il 112, denunciare l’accaduto ai carabinieri e mettersi a sostituire quanto rubato.

Ora, sull’episodio sono in corso indagini dei carabinieri per cercare di risalire ai responsabili.

Ma l’ennesimo colpo di oro rosso non fa che ribadire come anche questa rappresenti un’altra emergenza del territorio. Sicuramente non solo nel Reggiano, ma Reggio Emilia sul fronte rame sta pagando da tempo un dazio non indifferente.

Il tema, nei giorni scorsi, è arrivato anche all’attenzione del consiglio comunale. Durante una risposta a una mozione del Movimento 5 Stelle, l’assessore Mirko Tutino aveva spiegato come, per esempio, il malfunzionamento dell'illuminazione sulla pista ciclabile di via Meuccio Ruini fosse dovuto a un furto di cavi di rame, per 18-20 chilometri di linee elettriche rubate. Un danno, evidentemente, da migliaia di euro.

Il punto è: chi accetta di acquistare dai predoni del rame materiale proveniente da furto per reintrodurlo nei circuiti illeciti? L’attenzione degli investigatori è qui che si sta spostando per fermare una deriva che, almeno per ora, sembra inarrestabile. (el.pe)

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