Presi gli strozzini della zona ceramiche
Ai domiciliari con le accuse di estorsione, usura e corruzione due 41enni residenti a Roteglia e Casalgrande. Nei guai anche tre carabinieri
SASSUOLO (MODENA). Erano “i padroni di Sassuolo” ma i tentacoli della loro organizzazione sono arrivati negli anni a stritolare le attività imprenditoriali di tutto il comprensorio ceramico. A spezzare questo giogo fatto di minacce e strozzinaggio è stato il blitz congiunto di polizia e guardia di finanza su ordine della procura della Repubblica del tribunale di Modena. Due persone sono finite in manette e altre tre - due carabinieri in servizio e uno da poco in congedo - sono indagati con l’obbligo di firma, e devono rispondere di usura, corruzione ed estorsione. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati anche titoli per quasi due milioni di euro. Un tesoro costruito a colpi di “prestiti” su cui poi pretendevano tassi d’interesse che - su base annua - superavano addirittura il 400%.
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Ai domiciliari con l’accusa di essere i due boss del sodalizio criminale, sono finiti Rocco Ambrisi, residente a Sassuolo ma domiciliato a Roteglia di Castellarano e Adamo Bonini, residente a Casalgrande. Tra gli episodi criminosi che li avrebbero visti protagonisti, ricostruiti durante l'indagine condotta dai sostituti procuratori di Modena Marco Niccolini e Claudia Natalini, c'è quello delle minacce a una compagna di un loro parente - morto quest'ultimo nel marzo del 2013 - per ottenere l'affidamento della figlia piccola ed incassare il premio di una polizza sulla vita intestata alla vittima, oltre al risarcimento assicurativo erogato dopo la morte del parente. In un altro caso, gli estorsori costrinsero il titolare di una pizzeria che si trovava accanto alla loro a chiudere l'attività, forzandolo però a continuare a pagar loro l'affitto. Venne poi rilevato per lui dalla coppia di estorsori un altro locale a Reggio, vincolando il ristoratore a un mutuo per il quale uno dei due arrestati aveva fornito una garanzia, pretendendo però in cambio dalla vittima la cifra di 60.000 euro. E da lì è iniziata una serie di accertamenti, finalizzata a trovare i riscontri necessari a sostanziare la confessione, che poi è finita, con tutti i dettagli operativi, nell’ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari, Eleonora De Marco.
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Un altro imprenditore strozzato dalla banda, fuggì in Irlanda. Nel corso dell’inchiesta i magistrati l’hanno rintracciato: «Finalmente mi avete chiamato e posso raccontarvi quanto mi è accaduto - ha sostanzialmente confessato agli investigatori - Non ci speravo più. Non pensavo che qualcuno volesse davvero indagare su quello che ho dovuto subire e su come mi hanno ridotto».
Una notizia, quella del blitz congiunto di Fiamme Gialle e polizia che non poteva non suscitare la reazione delle istituzioni. In particolare, dei sindaci di Casalgrande e Castellarano dove i due capi dell’organizzazione - si è appreso ieri - avevano la loro residenza.
«Grazie alle forze dell'ordine: finalmente si alza il velo e si iniziano a unire nomi e cognomi alle attività illecite». Sono soddisfatti dell'operazione Untouchables, i due sindaci dei paesi reggiani coinvolti negli arresti. Alberto Vaccari, primo cittadino di Casalgrande, e Gianluca Rivi, di Castellarano, si dicono grati «alla procura di Modena, alla guardia di finanza ed alla polizia di stato per quanto fatto, con arresti anche sul nostro territorio, perché finalmente si alza un velo e si iniziano a collegare, ufficialmente, nomi e cognomi alle attività illecite». Si inizia a fare chiarezza, quindi: «abbiamo sempre sostenuto come fosse indispensabile non abbassare la guardia sul fenomeno, e l’operazione è la conferma di quanto detto finora». Perché, sottolineano, «eravamo infatti coscienti che anche i nostri territori, finora solo sfiorati da altre recenti indagini, non fossero esenti da fenomeni criminali in atto o che le investigazioni potessero coinvolgere residenti nei nostri comuni». E proprio dopo questa operazione delle forze dell’ordine si continuerà a lavorare con ancora maggior spinta, assicurano Rivi e Vaccari: «Per questo proseguiremo, con ancora maggior forza, nelle operazioni di diffusione della cultura della legalità, nell’intensificazione dei controlli sul territorio e dei protocolli di gestione degli affidamenti, con l’obiettivo comune di contrastare i tentativi di infiltrazione malavitosa».
Gli episodi contestati ai componenti dell’organizzazione sarebbero 14. Almeno fino ad ora. Ma le indagini coordinate dai magistrati della procura modenese proseguono. E fanno appello ai cittadini: «Se avete subito intimidazioni o minacce, denunciate, non abbiate paura».
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