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Estorsioni e tassi usurai, i due erano il braccio e la mente

di Carlo Gregori
Estorsioni e tassi usurai, i due erano il braccio e la mente

Rocco Ambrisi di Castellarano trovava i “clienti” e Adamo Bonini di Casalgrande concedeva i “prestiti”sui quali venivano applicato interessi fino al 400 per cento

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CASALGRANDE. È sempre più chiaro il meccanismo con cui l’organizzazione criminale guidata da Rocco Ambrisi e Adamo Bonini dava la scalata alla ristorazione con tassi di usura di oltre il 400%. Organizzazione sgominata da carabinieri e Finanza.

«A Sassuolo non c’è più posto per nessuno» – ha detto una volta Ambrisi mentre “visitava” un pizzaiolo con due suoi amici. E un’altra volta gli ha spiegato che la pizzeria non doveva aprire: «A te ti avverto perché ti rispetto. Agli altri no». E secondo gli investigatori quelli che non rispettava erano gli stessi che avevano subìto misteriosi incendi. Di fronte a queste parole, il pizzaiolo ha desistito e non ha aperto il locale per il quale pagava già l’affitto. Non solo: ha dovuto ripagare il prestito con tassi usurari per i 200mila ricevuti.

Le “visite” di Rocco Ambrisi di Castellarano erano collegate a questo prestito di Adamo Bonini di Casalgrande, a sua volta titolare di una pizzeria.

Tanto che secondo le indagini della Finanza e della polizia di Stato, i due erano una sorta di “braccio e mente” in un sodalizio collaudato. Questi, in sintesi, i capi di accusa per i due ora agli arresti domiciliari per estorsione (Ambrisi) e usura (Ambrisi e Bonini). L’aspetto più inquietante della “Operazione Intoccabili”, resta la posizione dei tre carabinieri indagati: Mario Marino, ex ufficiale in servizio a Modena alcuni anni fa e poi congedato dall’Arma, e due sottufficiali trasferiti altrove.

I tre non avrebbero mai preso parte alle attività delinquenziali contestate a Bonini e Ambrisi, ma avrebbero intrattenuto relazioni pericolose con i due. Un sottufficiale oggi sotto accusa per abuso d’ufficio e corruzione avrebbe accettato da Bonini modeste somme di denaro per totali 2600 euro (restituiti).

Le indagini della Procura, condotte dai pm di Modena Marco Niccolini e Claudia Natalini, tuttora in corso, puntano sulla disponibilità che questi avrebbe avuto verso Bonini, imprenditore di Casalgrande noto per la sua vicinanza ad Ambrisi, per permettergli di conoscere lo stato di indagini in corso su di lui. Infine, si sarebbe interessato per fargli cancellare una multa.

Accuse simili vengono mosse all’altro sottufficiale indagato che si sarebbe interessato per avere notizie riservate di intercettazioni riguardanti sempre Bonini e l’indagine in corso. Poi, il caso dell’ex capitano Mario Marino, in servizio all’epoca a Modena. L’ex ufficiale sarebbe stato non solo a conoscenza delle presunte attività corruttive del primo sottufficiale ma vi avrebbe partecipato mostrando disponibilità continuata a usufruire delle possibilità che aveva con il suo grado e la sua posizione per ottenere informazioni riservate in cambio dell’uso di un’Audi di un terzo, vicino a Bonini. Poteva portare a riparare l’auto in un’officina di fiducia di Bonini, come è accaduto una volta con l’auto di suo figlio.

La Procura sta anche indagando su un episodio ancora oscuro e per ora senza prove in relazione con l’Agenzia delle Entrate: avrebbe contattato un funzionario per “pilotare” una pratica. Per tutti e cinque l’interrogatorio di garanzia è previsto per lunedì davanti al gip Eleonora De Marco.

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