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Mirella può “rivivere” in una mostra

di Tiziano Soresina
Mirella può “rivivere” in una mostra

L’artista morì un mese prima della rassegna tanto desiderata: ora ci pensano gli amici

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GUASTALLA. Ci teneva tanto a quella prima, vera, importante, mostra antologica a Reggio.

Schiva e riservata, a 78 anni la pittrice Mirella Veronesi Zecchi aveva deciso - nel 2009 - di mettersi veramente in gioco, facendo conoscere ad un pubblico più vasto di quello della Bassa (terra d'origine, in cui era tornata a vivere dopo la lunga permanenza in Sardegna) la sua creatività.

Ma il destino era stato a dir poco beffardo con l'artista, strappata alla vita da un male che la piegava un mese prima dell'esposizione. L'amaro epilogo sei anni fa. L'esposizione sfuma. Però Mirella - come si firma nei quadri - ha seminato bene durante la sua esistenza e non è stata certo dimenticata. Infatti, sotto traccia, da un anno alcuni amici legati come lo era lei alla sezione guastallese della società culturale "Dante Alighieri" hanno lavorato per "regalarle" quella mostra antologica negata in vita in modo così traumatico.

E da domani alle 17, nelle sale espositive della Pro Loco – all'interno del Palazzo Gonzaga di Guastalla – le opere di Mirella si sveleranno (sino al 18 ottobre) completamente, perché la ricerca fatta dagli amici-organizzatori permetterà di apprezzare l'intero percorso della pittrice: oltre quarant'anni d'amore per l'arte, in sei filoni ben identificabili.

Con l'appoggio sempre più entusiasta dell'erede dell'artista (la cugina Giovanna Chierici), il nucleo propulsore dell’iniziativa ha potuto entrare nel mondo di Mirella, a partire dalla casa di Gualtieri, rivelatasi il più completo museo della sua vena creativa. Sono ancora lì il cavalletto, i pennelli, i colori, il quadro incompleto nel suo garage adattato a studio. Per non parlare delle opere ancora impacchettate in vista della mostra di Reggio… E' davvero struggente l'ultimo soffio di vita lasciato dalla pittrice. «Non sapevo, all'inizio, che fosse una pittrice – racconta la maestra in pensione Claudia Sanromani – era troppo timida e riservata per parlare di sé e del suo mondo interiore. Parlavano per lei gli squillanti colori dei suoi quadri, quei fiori che davano tanta serenità e una visione gioiosa della vita».

Su un filone ben preciso si sofferma la critica d'arte Aurora Marzi: «I paesaggi sardi aspri e selvaggi hanno ispirato e alimentato la sua passione per la pittura – sottolinea – dipingeva i piccoli borghi incastonati nel verde vibrante della natura, forse riandando con la memoria ai paesi sul Po, annidati tra gli argini e il grande fiume. I paesaggi di Mirella non hanno infatti una connotazione geografica precisa, partono da un ricordo, da una emozione trasfigurata e rigenerata dalla fantasia dell'artista, non dipinge "en plein air", come gli amati impressionisti, Monet in particolare, bensì nel chiuso del suo studio». Le fa eco la critica d'arte Silvia Paladini, esplorando un altro tema caro all'artista, cioè i fiori: «L'occhio della pittrice che guarda e riconosce il mondo intorno a sé, trattiene l'immagine dei fiori per non lasciarli morire e l'immagine celebra lo sguardo dell'artista, la fusione tra luce esterna e la sua visione interiore». Opere delicate, proprio com'era Mirella.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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