«Punto nascite, siamo indignati»
Castelnovo, l’ira del comitato “Salviamo le Cicogne”, appoggiato dal Pd montano
CASTELNOVO MONTI. Il comitato “Salviamo le Cicogne”, che da mesi è impegnato per cercare di mantenere il reparto di ostetricia del Sant’Anna, torna ad intervenire molto duramente sull’attuale situazione, e in particolare sulla votazione avvenuta in consiglio comunale a Reggio Emilia, su una mozione presentata da Forza Italia.
«Siamo indignati dopo la votazione a Reggio Emilia – scrive il comitato “Salviamo le Cicogne” –. Il territorio della montagna è molto vasto. Agli amministratori dovrebbe stare a cuore garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità, in ogni settore, e non creare una distinzione tra cittadini di serie A, ovvero chi vive in città e zone limitrofe, e cittadini di serie B, ovvero chi si trova o sceglie di vivere in luoghi più disagiati dal punto di vista della logistica e dei servizi. Una scampagnata dalla città alla montagna o un viaggio verso la montagna, o viceversa la città, per una cena in compagnia, non è assolutamente equiparabile alla corsa di un’ambulanza con a bordo una donna partoriente, soprattutto su strade non lineari come quelle di montagna, e in particolare in certi periodi dell’anno caratterizzati da forti piogge, nevicate e ghiaccio».
Conclude il comitato “Salviamo le Cicogne”: «Oltre all’integrazione che lo stesso Nicolini ha realizzato nel 2013 tra l’osperdale Sant’Anna di Castelnovo Monti e il Santa Maria Nuova di Reggio Emilia per salvaguardare il reparto, garantendo la massima sicurezza per le gestanti, Castelnovo, pur non essendo dotato di un reparto di neonatologia, come d’altronde tutti gli altri punti nascita in provincia, vanta la presenza di fior di professionisti, in grado di praticare la rianimazione neonatale. Chiediamo che questo argomento venga affrontato con la dovuta cura, serietà e onestà. Ci chiediamo poi: gli amministratori che c’erano nel 2010, quando ci fu il famoso accordo Stato-Regioni, a tutti i livelli, dov’erano e cosa stanno facendo, in concreto, ora?»
Sul tema ieri hanno diffuso una nota congiunta anche diversi segretari ed esponenti di circoli del Partito democratico dell’Appennino: la nota è infatti a firma Francesco Benassi (Baiso), Luca Zini (Casina), Lucia Attolini (Castelnovo Monti), Simone Alberti (Collagna) e Michele Lombardi (Toano), ai quali si aggiunge la capogruppo di opposizione a Villa Minozzo, Lucia Manicardi.
«Un territorio come il nostro – scrivono – così vasto e con le difficoltà di viabilità che ben conosciamo, non può assolutamente fare a meno di un presidio sanitario come l'ospedale. Riteniamo doveroso anche sottolineare che, senza nulla togliere ai singoli reparti e in particolare l’ostetricia, sia fondamentale che si affronti il tema da una prospettiva generale, ovvero garantire al territorio della montagna un servizio sanitario a 360 gradi, anche per garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, come indicano i principi, contenuti anche nella Costituzione, del Servizio sanitario nazionale».
Conclude la nota degli esponenti del Partito democratico e di Lucia Manicardi di Villa Minozzo: «Confidiamo pertanto nell'impegno, che sappiamo già attivo, dei nostri consiglieri regionali perché, innanzi tutto, nel dialogo aperto a vari livelli istituzionali partecipino anche, auspicabilmente attraverso incontri con il territorio ed i suoi referenti, l’assessore regionale alla sanità Venturi ed il presidente della Regione Bonaccini, e che attraverso un percorso che garantisca le adeguate condizioni di sicurezza si riesca a mantenere il servizio».
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