Gazzetta di Reggio

Reggio

IL CASO

Park Vittoria, a pensar male si fa peccato ma...

Massimo Sesena
Park Vittoria, a pensar male si fa peccato ma...

Gli ultimi sviluppi sul cantiere più discusso della storia di Reggio Emilia dimostrano che i lavori non sono fermi da mesi soltanto per via dei mosaici ma anche per i problemi di cassa della Reggio Parcheggi Spa

3 MINUTI DI LETTURA





La metafora che ultimamente utilizza Luca Vecchi per fotografare - dal suo punto di vista - la situazione del cantiere più discusso di Reggio, il Park Vittoria, è quella di un aereo in fase di decollo, anzi, in quella particolare fase del decollo che viene definito "punto di non ritorno", quando il velivolo può soltanto decollare o esplodere.
E se da un lato, con questa metafora, il primo cittadino di Reggio, tende a stoppare quanti in queste settimane hanno perorato la causa di una "exit strategy", dall'altra, il medesimo modo di dire tradisce una sorta di apprensione per le sorti di una operazione che Vecchi ha ereditato dalla precedente giunta e che il sindaco in carica non vede l'ora di lasciarsi alle spalle.

Magari per ri-aprire un giorno la partita di quella sorta di “patto leonino” che fu siglato - regnante Delrio - con colui che oggi sta cercando di portare a conclusione il tribolatissimo park sotterraneo di piazza della Vittoria.
Fin qui le sensazioni, il non detto, il senso di apprensione e impotenza che si avverte di fronte ad un cantiere che ufficialmente in Comune tutti si ostinano a definire normale, ma che normale non è per nulla.

Basti pensare al nuovo maxi-finanziamento ratificato alcuni giorni fa davanti a un notaio dall'amministratore delegato di Reggio Parcheggi Spa, Filippo Lodetti: una iniezione di denaro - in quattro tempi - che dovrebbe far ripartire il cantiere in pochi giorni. Un lieto fine che arriva dopo mesi in cui la Gazzetta ha cercato di documentare quel che stava (non) accadendo: il cantiere fermo, ufficialmente per via dei ritrovamenti archeologici di epoca romana.

Un lago di acqua stantia in pieno centro città, un cantiere protetto da muri di legno al posto delle reti tradizionali che fanno da sempre la felicità degli umaréin, i pensionati che "controllano" l'avanzamento dei lavori, dissentendo alla maniera tutta reggiana se qualcosa non andava. Peccato che lì non ci fosse nulla che non andava, semplicemente perché non c'era nulla che andasse avanti. E nonostante questo scenario lunare, in comune e al telefono di Lodetti il mantra era sempre quello: “il cantiere non è fermo”, “i lavori riprenderanno tra pochi giorni, siamo solo in attesa della rimozione dei mosaici”, frasi intercambiabili che contribuivano a a rafforzare nell’opionione pubblica la sensazione di un muro di gomma, lontano anni luce da quella “amministrazione trasparente” che è una sorta di stella polare della giunta Vecchi.


E questo - oggi lo sappiamo con buona approssimazione - soprattutto per i problemi finanziari di Reggio Parcheggi, legati al fatto che, nella primavera scorsa uno degli istituti di credito che sosteneva l’operazione, aveva deciso di sfilarsi. Al suo posto ora c’è un’altra banca che erogherà il denaro richiesto non in un’unica soluzione ma in quattro tranches, da qui a giugno 2016.

Il tutto, par di capire, con il Comune che sarebbe in qualche modo garante dell’operazione. Perché? I benpensanti alla Vecchi dicono che il Comune ha tutto l’interesse a chiudere la partita al più presto, riconsegnando una piazza pedonalizzata alla città. I malpensanti fanno notare come lo stesso Vecchi stia portando una croce a cui l’hanno inchiodato i suoi predecessori. E, per favore, lasciate in pace Andreotti e il più famoso dei suoi aforismi.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google