Ambrisi e Bonini davanti al Gip hanno deciso di non parlare
CASALGRANDE. Hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere al giudice i due principali indagati dell’Operazione Untachables a Sassuolo, condotta dalla guardia di finanza e dal...
CASALGRANDE. Hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere al giudice i due principali indagati dell’Operazione Untachables a Sassuolo, condotta dalla guardia di finanza e dal commissariato sassolese: Rocco Ambrisi, “il braccio”, di Castellarano, accusato di estorsione e usura, e Adamo Bonini, di Casalgrande, la “mente”, accusato di usura, hanno infatti dato il consenso ai loro legali che non hanno avuto la possibilità di leggere le migliaia di pagine di indagini e intercettazioni che la Procura ha messo a disposizione a loro avviso troppo tardi. I loro difensori, gli avvocati Alessandro Cristofori per Ambrisi e Luca Brezigar per Bonini, hanno infatti fatto presente che erano necessari dieci giorni per leggere e “digerire” tutte quelle carte in dodici faldoni che riguardavano presunti casi di usura e intimidazioni oltre che a calcoli su i tassi ursurari. Ma il gip Eleonora De Marco ha detto che non c’era la possibilità. In questo modo i loro assistiti hanno scelto di non rispondere. Non ha risposto al gip neanche l’ex capitano dei carabinieri della Compagnia provincia e di Modena Mario Marino, attualmente dipendente della Fondazione CariVerona.
Infine, hanno invece risposto a tutte le domande i due sottufficiali dei carabinieri assistiti dagli avvocati Roberto Ghini e Cosimo Zaccaria. Entrambi molto provati psicologicamente (hanno alle spalle decenni di attività professionale senza macchie e sono stati al centro di numerosi casi difficili), i due hanno dovuto chiarire le accuse. In un caso, l’aver accettato piccole somme di denaro da Bonini per un totale di 2.600 euro in cambio di favori. E per il collega l’accusa di aver cercato di trarre informazioni utili per Bonini da chi seguiva le intercettazioni per un’inchiesta giudiziaria in corso.
Se Ambrisi e Bonini sono attualmente agli arresti domiciliari nelle loro abitazioni rispettivamente a Castellarano e Casalgrande, per i due sottufficiali dei carabinieri è previsto il divieto di dimora a Modena e l’obbligo di firma, mentre per l’ex capitano è previsto l’obbligo di firma tre volte alla settimana.
L’indagine intanto procede mentre a Sassuolo le voci si spargono sempre più incontrollate coinvolgendo spesso in pettegolezzi nomi di politici. Persino il caso di Vincenzo Megale - il capogruppo del Pd in consiglio comunale a Sassuolo, che si è appena dimesso annunciando di essere indagato - viene tirato in ballo. Le carte della Procura finora rivelate, anche quelle dei dodici faldoni, pare che non riportino neppure una volta il suo nome. E quindi il coinvolgimento, se mai rientrasse nell’Operazione Untachable, rientrerebbe in un filone-costola nuovissimo. (c.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
