Gazzetta di Reggio

Reggio

I coniugi Montruccoli a tu per tu con l'avvocato Taormina

di Tiziano Soresina
I coniugi Montruccoli a tu per tu con l'avvocato Taormina

Il delitto alle Forche: lacrime e sofferenza per i genitori di Marco e Matteo, all’apparire in tribunale del difensore dei due assassini: «Ci fa male vederlo, e i due albanesi hanno raccontato solo tante balle»

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QUATTRO CASTELLA. Hanno voluto accompagnare – ieri in tribunale a Reggio – il figlio Matteo Montruccoli nella prima udienza del processo che vede il 39enne accusato sia di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti (insieme all’ex fidanzata 43enne Silvia Raso, pure lei presente), sia di illegale detenzione di una pistola Beretta calibro 7.65 con matricola abrasa e di 15 proiettili.

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L’udienza preliminare è a porte chiuse e i genitori – Mario Montruccoli e Mara Guidetti – hanno atteso per due ore fuori dall’udienza, cercando di capire dall’andirivieni dall’aula e dai cronisti come si stava mettendo il procedimento. Due ore rivelatesi lunghissime e che hanno messo a dura prova i coniugi, non solo per la comprensibile ansia legata al processo, ma per tutta una serie di circostanze che si sono via via assommate.

Inizialmente, parlando con i giornalisti, emerge tutta la loro sofferenza nel ripercorrere quella maledetta sera del 2 febbraio scorso, quando in un litigio finito nel sangue hanno perso il figlio Marco (trafitto da 15 coltellate) mentre l’altro figlio si è miracolosamente salvato (era stato ferito con due coltellate ai polmoni). La mamma non trattiene le lacrime pensando al “suo” Marco («E’ morto e non c’entrava niente...»), poi passata l’emozione nel riandare a quei terribili momenti, entrambi i genitori vogliono specificare alcune cose relative a quanto detto dai due albanesi (i 26enni Fatmir Hykaj e Danjel Tufa) da tempo in cella per l’omicidio e il tentato omicidio. «Hanno solo raccontato delle balle – dicono – a partire dalla legittima difesa, perché l’autopsia dice chiaramente che Marco ha diversi tagli alle mani, si era dovuto difendere, altro che aggredirli. Dagli atti si capisce chiaramente che Tufa ha colpito più volte Matteo con il piede di un tavolo, trattenendolo inoltre quando cercava di aiutare il fratello Marco aggredito da Hykaj. E non sta in piedi – rimarcano – nemmeno le ragioni dell’incontro, cioè che Matteo avrebbe prestato a loro 30mila euro per il matrimonio di uno dei due albanesi e loro volevano dilazionare il pagamento. Ma un testimone dice che nostro figlio non conosceva come si chiamassero quei due e nemmeno dove abitavano. E’ assurdo, quindi, che Matteo abbia prestato dei soldi a gente che non conosceva. Anzi era minacciato da quei due che l’avevano pure picchiato e Marco aveva voluto essere presente a quell’incontro». I due genitori stanno ancora parlando con i cronisti quando, all’improvviso, spunta l’avvocato Carlo Taormina che difende i due albanesi. Per entrambi è una sofferenza nella sofferenza («Ci fa male vederlo, ma lui non ha figli?») e la signora subito non riesce a trattenere le lacrime, poi preferisce andarsene.

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Taormina dice di non sapere che si sta celebrando il processo legato all’inchiesta parallela al delitto:«E’ solo un caso che sia qua, devo parlare con il giudice Giovanni Ghini e con il pm Maria Rita Pantani». Al primo dovrebbe avere parlato dell’istanza di scarcerazione per i suoi due assistiti che medita da agosto, al pm chiederà una copia dell’autopsia.

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