Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia e l'Expo, tante scommesse vinte

Reggio Emilia e l'Expo, tante scommesse vinte

L'esempio di Casa Ferrarini, a due passi dall'albero della vita e dal padiglione Italia: "Tra i primi a crederci, e ora rappresentiamo l'orgoglio italiano"

5 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La via Emilia all’ora di punta. Di più. Il centro storico sotto Natale, diciamo la mattina della Vigilia, quando chi non ha avuto il tempo di comprare i regali si riversa nei negozi a caccia di qualcosa che eviti la figuraccia imminente e salvi la cena. Questo è Expo, a 26 giorni dalla chiusura.

Ma in questo fiume umano che scorre nel cardo e nel decumano ed esonda nei vari padiglioni, formando affluenti lunghi ore (e ore) di attesa, la “reggianità” emerge. Il padiglione più visibile è quello di Ferrarini, a due passi dal Padiglione Italia e dall’albero della vita. Il prefabbricato in legno e vetro è uguale a quello di Lavazza, Eataly e – altra chicca tutta reggiana – Cir Food, ma a fare la differenza è la posizione. «Quando, tre anni fa, abbiamo scelto questo posto – spiega Maria Licia Ferrarini, consigliere delegato del Gruppo – sulla mappa c’erano segnati palazzo Italia e poco altro. Mai ci saremmo aspettati che la nostra location fosse così centrale: qui passano tutti, dai semplici turisti alle delegazioni internazionali di politici e industriali. Per quanto i nostri esperti potessero pensare e organizzare un padiglione in grado di attirare così tante persone – aggiunge – non saremmo mai riusciti a ottenere questo risultato».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12216158:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/06/fotogalleria/expo-reggio-emilia-in-bella-mostra-in-piazzetta-emilia-romagna-1.12216158]]

All’ora di pranzo, infatti, trovare un posto a sedere a Casa Ferrarini è un’impresa. Ma la lunga coda non spaventa le persone attratte da quell’oasi di pace, lontana dal traffico del cardo e del decumano e con un panorama mozzafiato sull’albero della vita, che ciclicamente si anima con giochi d’acqua e musica e fumogeni colorati. «Siamo orgogliosi di essere qui e rappresentare l’Italia e Reggio Emilia – conclude Maria Licia Ferrarini –. Soprattutto perché all’inizio, prima che Expo dimostrasse a tutto il mondo il suo successo, tanti avevano predetto che sarebbe stato un flop, e qualcuno aveva persino parlato di pericolo terrorismo. Noi invece ci abbiamo creduto e ora siamo qui».

Ma quella di Ferrarini non è la sola scommessa vinta. Anche Unindustria ha creduto in Expo, al punto da partorire nei mesi scorsi tanti progetti per dare visibilità alle imprese reggiane – che, da sempre, fanno innovazione senza dimenticare le proprie radici, fatte di terra e, soprattutto, di uomini – e portare alcune eccellenze made in Reggio in piazzetta Emilia Romagna. Nella giornata organizzata da Unindustria e Credem («Sempre al fianco delle imprese reggiane, con nuovi strumenti per quelle che fanno esportazione», ha precisato il presidente Giorgio Ferrari) il fiume umano proveniente da tutto il mondo ha potuto conoscere aziende come Verdemax (che regalava terriccio compatto in fibra di cocco per far nascere le piantine anche in appartamento), il Molino Denti (che offriva pacchetti di farina 00 con la ricetta per il gnocco fritto), Landini (che ha messo a disposizione piccoli trattori per fare giocare i bambini, e non solo), Kohler Engine (che attraverso l’opera di Giacomo Cossio ha dato a tutti la possibilità di lasciare un’impronta sul nuovo motore prodotto dal gruppo), Rovatti Pompe (che ha svelato la forza dell’acqua attraverso l’opera di scultura di Andrea Viviani). In bella mostra anche l’installazione “Acqua, terra, fuoco, aria” di Fausto Barberini e le esibizioni della compagnia di acrobatica e danza aerea Visionaria.

Perché se Reggio Emilia ha un tratto distintivo con il quale farsi riconoscere in tutto il mondo, è proprio la capacità di mettere in relazione ambiti diversi: dall’industria all’arte, dall’alimentazione alla ricerca. «Le imprese reggiane – conferma il presidente di Unindustria Mauro Severi – sono un modello sia nel settore del food e dell’alimentare, tema di Expo, sia per la capacità di creare sinergia sul territorio. Non dimentichiamo che le grandi imprese reggiane meccaniche sono nate dalle piccole aziende che producevano macchine agricole. Expo serve per farci consocere al mondo – conclude – e per difendere quelle eccellenze che le regole internazionali, penso ai prodotti alimentari, vorrebbero uniformare».

L'ARTE DEI CAPPELLETTI. «Tra tortellini, anolini e cappelletti, io preferisco di gran lunga i cappelletti».
È iniziato così, senza mezzi termini, il live cooking dello chef (anzi del cuoco, come preferisce essere chiamato) Gianni D’Amato. Seduto in piazzetta Emilia Romagna – mentre due rezdore tiravano la sfoglia e annodavano i caplèt – D’Amato ha attratto decine e decine di persone svelando i segreti per cucinare nel miglior modo possibile uno dei piatti più buoni della cucina reggiana.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12217352:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/i-cappelletti-reggiani-sbarcano-a-expo/47623/47720]]

«Ci sono tante ricette – diceva il cuoco – la mia prevede una pasta ricca di uova, in modo che si possa stendere bene; un impasto con verdure e carni di vitello, manzo e maiale; Parmigiano Reggiano di 24 mesi, in modo che esalti ma non copra il sapore del ripieno, e spezie».
Ma il gusto, a volte, non basta. Un cappelletto deve essere perfetto anche esteriormente: «La pallina del ripieno deve essere di 1.2 grammi, il rettangolo di pasta largo 2.5x3 centimetri. Stesi sulla tavola di legno ad asciugare, i cappelletti devono sembrare tanti “soldatini”. E nel piatto che ho inventato per poterli gustare meglio, visto che ha la forma della tazza, devono starcene 50. Non uno di meno, non uno di più».

L'AVVENERISTICO FAB FOOD. Lungo il cardo sud, diametralmente opposto all’albero della vita, c’è un padiglione molto particolare. Per entrare, i visitatori devono farsi mangiare da una bocca e sfiorare con la testa l’ugola rossa. Ma l’anatomia umana non è del tutto rispettata: qui e là ci sono rotelle e leve colorate che fanno pensare più che altro a robot o astronavi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12216228:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/06/fotogalleria/fabfood-imparare-divertendosi-a-expo-1.12216228]]

In effetti avventurarsi nel “FabFood” di Confindustria è un po’ come fare un salto nel futuro: le postazioni interattive permettono di “cucinare” (partendo dal soffritto fino all’impiattamento) pasta e fagioli, spaghetti allo scoglio e tortelli verdi semplicemente toccando uno schermo, e avanguardistici distributori automatici stampano, sotto forma di adesivo, lo spuntino di cui si avrebbe voglia.
Ma giocare con il cibo – e il languorino che ne può derivare – non è l’unico obiettivo del “FabFood”. Il piano superiore del padiglione, infatti, è stato studiato per far riflettere sull’alimentazione: ci sono specchi deformanti – per imparare ad accettare il proprio corpo senza rovinare o stravolgere il rapporto con il cibo? –, “cabine del tempo” che mostrano il momento in cui invenzioni geniali hanno cambiato il modo di coltivare, allevare e mangiare, e videogame il cui scopo è nutrire animali e prendersi cura dell’ambiente.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12217351:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/come-salvare-il-mondo-al-fabfood-di-expo/47624/47721]]
Non solo: c’è anche un maxischermo che fa comprendere come i problemi del presente (come il troppo cibo sprecato, l’inquinamento prodotto, il suolo limitato...) possano essere risolti solo con una sinergia tra settore primario, ricerca, formazione, industria e politica.
Un percorso adatto a tutti, bambini e adulti, che diverte e al tempo stesso forma. E soprattutto – dettaglio non scontato all’esposizione universale di Milano – affronta il tema alla base di Expo 2015.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google