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Favori elettorali, Megale andava a cena con “amici pericolosi”

di Carlo Gregori
Favori elettorali, Megale andava a cena con “amici pericolosi”

Col comandante della Municipale di Castellarano, indagati anche tre dipendenti della Sgp di Sassuolo Un operaio organizzava gli incontri con Ambrisi e Bonini, in manette per l’operazione “Intoccabili”

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CASTELLARANO. Come nella ormai famosa foto di “Mafia Capitale” nella quale il ministro Poletti cena con il boss Casamonica: strette di mano e cene per ottenere voti.

Succedeva a Sassuolo poco più di un anno fa. In cambio, interessi di “amici pericolosi” che sedevano alla stessa tavola e pagavano anche il conto del gruppo. Interessi privati, ora al centro dell’inchiesta aperta in procura a Modena, che vede coinvolti Giuseppe Megale – capogruppo dimissionario del Pd in consiglio comunale a Sassuolo nonché comandante della polizia municipale di Castellarano, dopo che aveva ricoperto lo stesso incarico a Rubiera – e tre dipendenti di Sgp (Sassuolo gestione patrimoniale). In altre parole, sono indagati un politico candidato e tre uomini della consociata che può dare permessi per i locali pubblici: un operaio che organizzava le serate invitando tutti e due funzionari, uno dei quali dell’Ufficio tecnico.

È questa la cornice dell’indagine nata da una costola dell’Operazione Intoccabili ma del tutto nuova, condotta dal pm Claudia Natalini.

L’accusa per Megale è di corruzione elettorale, un reato minore contemplato nelle norme elettorali da non confondere né con la corruzione né con il voto di scambio (reato grave che per ora non si profila).

Restano quindi da chiarire la natura e gli scopi degli incontri del capogruppo Pd con Rocco Ambrisi e Adamo Bonini, i due accusati di estorsione e usura. Rapporti che costituirebbero una “relazione pericolosa” e “borderline” tra pezzi della politica e dell’amministrazione sassolese, dipendenti di Sgp e bacini di voti.

Per i tre della Sgp – l’operaio che organizzava le cene e i due funzionari – l’accusa è di concorso in corruzione elettorale.

La Procura ha ascoltato numerose persone informate sui fatti, compreso un giornalista sassolese vicino al Pd, ma per ora l’ambito resta quello emerso durante altre indagini: quelle sui locali che ottenevano prestiti a strozzo (fino al 420%) e poi minacce ed estorsioni per non aprire locali nuovi di zecca.

Perché, come diceva Ambrisi a un pizzaiolo sua presunta vittima, «qui a Sassuolo non c’è più posto per altre pizzerie».

Ma non era così, invece, per quella di Bonini e ce ne sarebbe stato, di spazio ( a quanto è dato sapere a questo punto dell’indagine), nel caso in cui qualche mano invisibile in amministrazione o in qualche ufficio “giusto” avesse dato un colpetto favorevole per ottenere i permessi.

Permessi più facili da ottenere attraverso la compartecipata comunale Sgp, che ha un peso importante nel rilascio di documenti per questo scopo.

Questo sarebbe, insomma, il controfavore che si configura dalle chiacchierate raccolte nelle intercettazioni su altri fatti e da qui è spuntato il nome del comandante Megale.

Controfavore, come detto, non esplicitato direttamente (altrimenti, come detto, il reato sarebbe voto di scambio).

Come nell’affare Buzzi-Carminarti di “mafia capitale”, nella ormai celebre foto in cui il ministro Poletti è a tavola con il boss Casamonica: ora la fotografia immaginaria mostra politici sassolesi a cene pre-elettorali con persone chiacchierate e non temute che alla fine pagano il conto.

Siamo nel maggio e giugno 2014, in piena tornata finale della campagna delle elezioni amministrative.

Ad alcuni incontri pubblici e cene, secondo quanto sta appurando la procura, Megale avrebbe incontrato Ambrisi e Bonini. Oggetto della discussione, i voti della comunità di Irsina, la più grande a Sassuolo, qualcosa come quasi ottocento nuclei familiari provenienti dallo stesso paese lucano. Come si potevano incanalare quei voti? Con incontri, conoscenze, accordi e canali “amicali”. E a pagare erano sempre altri. Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, il conto è stato saldato anche da Adamo Bonini che è tra l’altro proprietario di una nota pizzeria sassolese.

È un comportamento illecito? Non è detto. Il punto è controverso: qualunque candidato durante la campagna elettorale fa promesse e quindi chiede voti in cambio di potenziali benefici. Ma la legge non permette che i voti vengano incanalati per benefici personali, tanto più se illeciti o illegali.

È per questo che questo aspetto sta diventando il nucleo di un’inchiesta che, secondo voci in procura, dovrebbe in ogni caso concludersi abbastanza celermente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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