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«Il sostegno alle start-up la causa del buco di Rei»

di Roberto Fontanili
«Il sostegno alle start-up la causa del buco di Rei»

Così in commissione l’ad di Reggio Innovazione ha spiegato il disavanzo Critico l’assessore Notari: «Mission da ridefinire e serve maggiore rigore»

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REGGIO EMILIA. La ricerca da sola si non paga. Potremmo sintetizzare così il bilancio 2014di Rei (Reggio Emilia Innovazione), la società partecipata dal Comune che ha chiuso il bilancio 2014 con un buco di circa 334mila euro e per la quale lo stesso Comune ha da poco deliberato una ricapitalizzazione per 90mila euro.

Il bilancio della società e le sue prospettive sono stati discussi ieri in commissione consiliare Sviluppo economico - Innovazione, Attività produttive, presente l’assessore al Bilancio Francesco Notari, l’amministratore di Rei Arturo Tornabuoni, (di Iren Rinnovabili), mentre era assente giustificato il presidente Aimone Storchi.

Lo scopo di questa audizione in commissione era proprio quello di cercare di capire come sia nato quel disavanzo, ma anche capire quali possahno essere le prospettive di questa società dalla duplice mission: da un lato i servizi alle imprese che, come la certificazione di prodotto, attività che - svolte a prezzi di mercato da Rei - alla fine, si pagano da sole.

Dall’altro, la ricerca, la “caccia” ad investitori che sostengano start-up del nostro territorio. E’ probabilmente questo il terreno su cui Rei, nell’ultima gestione, si è trovata maggiormente in difficoltà.In quell’ambito, i finanziamenti arrivano dalla Fondazione Rei, creata ad hoc per questo scopo e nella quale confluiscono i contributi dei soci pubblici. La compagine societaria di Rei è composta da una trentina di soci pubblici e privati, con la Camera di commercio che detiene il 30%, Comune, Provincia Università che detengono cadauno il 20% e il 10% è dell’ Associazione industriali. Tutti chiamati a finanziare l’attività della società.

Il problema vero è che la parte relativa alla gestione del Tecnopolo, ricerca industriale, progetti speciali e incubatore di start – up, non riesce a mantenersi da sola. In particolare per quanto riguarda l’appoggio alle Start up, che è il cuore dell’attività di Rei: oggi Reggio Emilia Innovazione segue direttamente al Tecnopolo 12 start – up e altrettante vengono seguite a distanza. I fondi che arrivano dal cofinanziamento del 50% dei progetti avviati da parte della Camera di Commercio pari a 400 mila euro, 100mila arrivano dalla Fondazione Manodori e altrettanti da Unindustria, non sufficiente a coprire le spese di tutta l’attività di Rei. Il Comune di Reggio però, come ha chiarito l’assessore Notari, ritiene che oggi il compito dei soci di Rei «sia quello di precisare meglio e limitare le attività per riportare la società sui binari della sostenibilità economica».

Insomma Notari ha applicato a Rei il principio sostenuto in sede di approvazione del bilancio consolidato del Comune per il 2014. Pur definendo Rei un buon contenitore per la promozione territoriale, ritiene «che la società non possa continuare a erogare servizi che siano strutturalmente in deficit». Come a dire che occorre ridefinire la mission di Rei senza dimenticare di sottolineare «di aspettarsi da tutti gli organi amministrativi un po’ di rigore e attenzione in più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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