Gazzetta di Reggio

Reggio

«Io, derubata come voi» tra paura e rabbia

di Cristina Fabbri
«Io, derubata come voi» tra paura e rabbia

Cavriago, la brutta “sorpresa” per la nostra collega: «E’ necessario collaborare tra vicini di casa»

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CAVRIAGO. «Non siamo più padroni in casa nostra». «Basta, non se ne può più. Bisogna fare qualcosa». Sono frasi che ho sentito spesso pronunciare in questi anni in cui mi sono ritrovata a scrivere di furti, a intervistare privati cittadini e negozianti finiti nel mirino dei ladri e, di conseguenza, sconvolti ed esasperati. Sembrano sempre cose lontane, che accadono agli altri, nelle case dei ricchi, nelle case a piano terra, o in periferia. Poi torni a casa una sera e ti accorgi che, come un uragano, qualcuno è entrato e ha spazzato via anche i tuoi ricordi. Se vivi al terzo piano di un condominio, in pieno centro a Cavriago, con due lampioni davanti a casa, non pensi proprio che possa accadere. O meglio, pensi di essere più al sicuro di altri. Invece è qui che ti sbagli! Accade. Accade eccome che qualcuno scruta i tuoi movimenti, ti osserva ed entra in casa tua anche se stai fuori poco più di un’ora, tra le 20,30 e le 22, quindi non a notte fonda.

Domenica sera è successo. Sono rincasata, ho girato la chiave e ho sentito la porta sbattere contro una sedia. “Cosa ci fa la mia sedia davanti alla porta?” – mi sono subito chiesta senza ancora ben capire. Ho guardato la porta finestra della sala e l’ho vista socchiusa. “Ma io non l’ho lasciata aperta. Avevo chiuso tutto, ne sono sicura. Chiudo sempre tutto”. Eppure è aperta e a terra vedo dei calcinacci. “Oh mio dio, scappa”, tuono nella mia testa. Esco di corsa, chiamo i carabinieri e suono ai vicini per avvisarli di stare attenti e per capire se qualcuno ha visto o sentito qualcosa.

Nella mia camera tutto è sottosopra, per terra, sul letto, ovunque. Tutti i miei ricordi, tutte le cose a me più care. Tutto aperto, tutto sottosopra: maglioni, bijoux, cassetti, materasso spostato. Controllo e cerco tra il caos di capire cosa manca. Mentre la testa continua a ripetere: “Non è possibile, non è possibile”. Penso che qualcuno è entrato nella mia casa, ha toccato le mie cose, i miei ricordi. “Mi hanno tenuto dietro? Come hanno fatto ad arrampicarsi su al terzo piano? Non ci sono grondaie, com’è possibile? Nessuno ha sentito niente, ma come? Dov’è l’anello che mi aveva regalato mio padre e gli orecchini del mio compleanno?”. Le domande frullano nella mente. Non trovo alcune cose, non le troverò più. Piango, scuoto la testa.

“Non ho niente di valore in casa, cosa cercavano?”. Nel mentre arrivano i carabinieri che scorgono una felpa annodata al balcone: “Ecco, si sono calati con quella”. Dal terzo piano. Come ragni. Forse mi hanno sentito arrivare e sono scappati. Guardo la porta finestra che hanno scardinato per entrare e la rabbia non si placa. Sono sempre iper prudente. Ma la prudenza stavolta non è stata sufficiente. C’è troppa “fame”. Troppa gente disposta a rischiare la vita per due monete, due monili. E ora chi dorme più? Non mi sento più sicura in casa mia.

Il giorno dopo sono tornata al lavoro (sono insegnante precaria) e, al pomeriggio, mi sono messa a scrivere questo articolo. L’articolo che non avrei mai voluto scrivere. Ma che ho deciso di scrivere perché spero possa servire per capire come agiscono. Inoltre perché voglio ribadire che i carabinieri sono arrivati subito e che vanno chiamati sempre e immediatamente: anche solo un piccolo dettaglio è fondamentale per le indagini. Altra cosa: è fondamentale che tra vicini di casa si collabori sempre di più. Anche solo un rumore o una faccia sospetta che gira attorno a una casa vanno segnalati. La prudenza non è mai troppa.

Stavolta è toccato a me, ad altre quattro famiglie la stessa sera, ma domani può toccare a te. In giro c’è troppa fame, fame anche solo di pochi spiccioli. Fame perché la crisi c’è ed è fatta da chi, come me, fa cento lavori per arrivare a fine mese, e da chi sceglie la via più facile approfittando dei sacrifici altrui».

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