Riforma agricola, Pignedoli è ottimista
Ieri in Senato si è discusso sullo stato di avanzamento: «Finalmente si è passati dalle parole ai fatti»
REGGIO EMILIA. Un ulteriore passo verso una rivoluzione del sistema di ricerca dell’agricoltura italiana si è compiuto ieri mattina con l’audizione al Senato sullo stato di avanzamento della riforma promosso dalla senatrice reggiana Leana Pignedoli, che da tempo sta lavorando al progetto. «Finalmente - afferma la Pignedoli- si è passati alla realizzazione concreta del riordino che avevamo proposto. Un progetto non ancora completato ma che ha preso la direzione giusta ed entro l'anno verrà presentato il progetto in via definitiva».
Quali saranno le prime novità ?
«Il Crea, Consiglio per la Ricerca in agricola e l'analisi dell'Economia Agraria, sarà riorganizzato in 12 centri tematici e 10 laboratori: Centri disciplinari e Centri di filiera. Numericamente dunque sarà più che dimezzata la frammentazione che oggi conta più di ottanta sedi sparse sull'intero territorio nazionale. Per l’Emilia Romagna per esempio significa dimezzare i centri, da otto a quattro e andare verso una impostazione di specializzazione».
Riduzione della spesa o miglioramento dell’efficienza ?
«Entrambi. Eliminando sovrapposizioni avremo una naturale riduzione della spesa. Solo la voce "affitti" ad esempio il nuovo progetto porterà ad un risparmio di 3,6 milioni di euro annui. Sarà poi avviata una analisi accurata sulla gestione del patrimonio attraverso una precisa selezione delle strutture realmente funzionali all'attività di ricerca e l'alienazione del patrimonio sotto utilizzato. Un approccio di revisione della spesa puntuale, tale da permettere una spending review tesa a riequilibrare la spesa per riutilizzare le risorse in qualità e stabilità dei ricercatori. Oggi vi è un esubero tra molti amministrativi, vista la dispersione logistica, e troppo pochi ricercatori. Un assurdo per chi vuole realmente puntare sull'innovazione».
Ci può anticipare altro ?
«L'altro grande obiettivo è quello di collegare le attività del Crea con le Università e le realtà di ricerca territoriali per non duplicare risorse e competenze. Sono in corso incontri per coordinare le attività regionali con quelle delle università. Una logica di sistema e non la difesa di singoli soggetti e campanili. Questo è utile all'agricoltura».
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