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Rei, bilancio in rosso stretta sulle start-up per colmare il “buco”

di Evaristo Sparvieri
Rei, bilancio in rosso stretta sulle start-up per colmare il “buco”

L’assessore Notari: «Ci sono progetti che non danno ricavi» Landi: «Occorre studiare forme di ritorno economico»

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REGGIO EMILIA. Selezionare con più rigore i progetti su cui puntare, diversificando dal punto di vista economico il coinvolgimento dei singoli soci. E fare in modo che le start up di successo, una volta avviate, possano contribuire con le risorse acquisite a mantenere i conti in ordine della partecipata. Dopo il buco di bilancio da 334 mila euro emerso nell’ultima commissione Sviluppo Economico, parte una stretta sul futuro di Reggio Emilia Innovazione, la partecipata composta da una trentina di soci pubblici e privati, fra i quali Comune, Provincia, Camera di Commercio, Università e Unindustria.

Proprio nel corso della riunione, l’assessore al Bilancio, Francesco Notari, ha ricordato la ricapitalizzazione da 90 mila euro deliberata di recente dal Comune, richiamando tuttavia la partecipata alla necessità «di precisare e limitare meglio le attività per riportare la società sui binari della sostenibilità economica». Nel mirino finisce in particolare l’impossibilità «di continuare ad erogare servizi strutturalmente in deficit». E, sul banco degli imputati, finiscono anche i servizi forniti per Expo. Ma, soprattutto, le modalità di sostegno alle start up, indicate anche dall’amministratore Rei, Arturo Tornabuoni, come una delle cause del buco. Di qui le richieste di rivedere costi e forme di assistenza all’innovazione e alla ricerca, che Rei fornisce alle start up in funzione di incubatore, all’interno del novero di un ampio ventaglio di servizi.

«Rei ha una parte industriale utilizzata da tante aziende, non solo reggiane – spiega Notari – È un servizio che funziona, crea lavoro e sta sul mercato in maniera adeguata». Quanto al resto, «c’è stata una serie di progetti che ha appesantito il bilancio. Come le iniziative per l’Expo, il Fablab, Officucina, che non portano ricavi. Noi come Comune crediamo nella parte industriale, ma per tutti gli altri progetti bisogna fare una selezione. La coperta è corta. E i soci che vogliono puntare su queste attività e decidono di incubare nuove start up bisogna che si assumano anche i costi. Credo che sia utile, ad esempio, che le start up che hanno successo alimentino i bilanci di Rei con una qualche forma di ritorno economico». Ed è su quest’ultimo aspetto che il Comune sembra trovare in parte un’intesa anche con la Camera di Commercio. Come precisa il presidente Stefano Landi, in passato al comando anche di Rei: «Rei è uno strumento importante per la ricerca delle nostre piccole e medie imprese, fornendo attrezzature e servizi. E credo che il sostegno alle start up sia una delle sue funzioni centrali. Sono d’accordo con Notari quando sostiene che si debbano rivedere le condizioni per sostenere le start up, prevedendo una forma di ritorno economico per Rei».

Per Landi, tuttavia, «sulle start up l’Italia arriva molto indietro. Ed è interesse anche del mondo economico-finanziario scommettere su queste realtà. Non punterei, quindi, il dito solo sulle start up, anche se bisogna ridefinire le condizioni. Dopo l’evento straordinario di Expo, comunque lo si valuti per Reggio, penso che Rei ora debba e possa tornare a fare quello che ha sempre fatto».

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