«Sedi Pd? Poche entrate e tanti mutui»
Via alle dismissioni, Iori della fondazione Tricolore: «La partecipazione è in calo, ora servono strutture più piccole»
REGGIO EMILIA. «Per molti dei nostri affittuari diventa sempre più difficile pagare. C’è meno volontariato, meno partecipazione, nei circoli e nelle associazioni. E quindi per noi ci sono meno entrate. C’è anche chi chiede se può darci un po’ meno di quanto pattuito». La crisi dei partiti che si incrocia con la crisi del mattone. E poi, senza scomodare analisi socio-economiche, il peso dei mutui da pagare di fronte ad entrate in costante diminuzione. Sono queste per Dumas Iori, presidente del cda della Fondazione Reggio Emilia Tricolore, le cause all’origine della scelta di mettere in vendita un consistente numero di edifici e immobili occupati dal Pd.
Non solo gli spazi di via Gandhi, sede della federazione provinciale, per la quale la fondazione ha affidato alla controllata Reggiana Immobiliare il mandato di vendita per un valore di circa 500 mila euro. Ma anche alcuni storici circoli cittadini. Dalla sede del circolo 2 di via Fratelli Cervi a Pieve, al circolo 3 di via Marsala, fino al circolo 8 di via Samoggia e allo stabile di viale Regina Elena, dove attualmente c’è il circolo Gardenia. Una decisione destinata a ridisegnare la geografia dei luoghi storici della politica reggiana, maturata in conseguenza di un utile a bilancio che ha registrato nel 2014 appena 3.500 euro, contro i 13.500 dell’anno precedente: una cifra considerata troppo bassa per le casse della fondazione, nata nel 2007per ereditare i beni immobiliari di Pci, Ds e Pds.
Ed è per questo che Dumas Iori non solo è convinto del bisogno di di intervenire con un’importante operazione immobiliare. Ma rilancia anche la necessità di portare a termine un piano di dismissioni custodito da tempo in un cassetto, costruito attorno a un progetto di razionalizzazione dei costi. «Siamo con un bilancio in sostanziale pareggio – spiega Iori – è chiaro però che le spese continuano ad aumentare. Le entrate invece sono sempre meno». Non è la prima volta d’altronde che la sede della federazione provinciale di via Gandhi finisce sul mercato. È quanto accaduto già in passato, quando il Pd provinciale aveva traslocato in via Costituzione, prima di tornare quattro anni fa nell’attuale sede. «Anche allora avevamo deciso di mettere in vendita quei locali – aggiunge Iori – Poi il Pd è tornato indietro e abbiamo fatto un regolare contratto d’affitto. Noi volevamo sondare il mercato. Ma i prezzi che c’erano allora oggi non ci sono più. Adesso abbiamo ancora la volontà di vendere. Ma per il momento non ci sono trattative in corso. E abbiamo sempre il mutuo da pagare».
In assenza di trattative, il trasloco da via Gandhi non sembra imminente. In ogni caso, fino all’eventuale cessione dell’immobile alla fondazione resteranno sul groppone rate del mutuo per altri sette anni circa. Ma è soprattutto nei circoli periferici che il piano di vendite mette in agitazione un numero non indifferente di militanti e rappresentanti democratici. Come il consigliere comunale Pd, Dario De Lucia, che ieri su Facebook ha scritto un post infuocato sull’operazione, subito inondato di commenti: «Magari si poteva avvisare chi vive questi posti, parlarne in direzione provinciale chiamando anche i lavoratori della federazione di Via Gandhi», polemizza De Lucia. Polemiche che lo stesso Iori prova a smorzare sul nascere: «Bisogna andare verso una unificazione delle sedi, come avvenuto in quei comuni dove da tre-quattro circoli si è fatta una razionalizzazione. Ci sono circoli, come via Marsala, dove sono gli stessi militanti ad averci fatto notare che erano troppo grandi e che non riuscivano a starci dietro».
Un progetto finora bloccato solo dalla crisi mercato immobiliare, ma sul quale la fondazione intende andare avanti senza indugi: «Non mandiamo via nessuno – assicura Iori – e per statuto dobbiamo reinvestire. In caso di vendita. Cercheremo strutture più consone alle attività odierne dei partiti. Prima di fare qualunque operazione, discuteremo con i circoli stessi, con la base e con i dirigenti. Abbiamo dei patrimoni inutilizzati e spesso è la stessa base che ci chiede di vendere. Il vero problema è che al momento il mercato è ancora fermo».
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