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Tolto all’ispettore Megale il comando dei vigili di Castellarano

Adriano Arati
Tolto all’ispettore Megale il comando dei vigili di Castellarano

Trasferito per incompatibilità territoriale e assegnato all’amministrazione: indagato a Sassuolo per corruzione elettorale, ha ottenuto le ferie per difendersi dalle accuse legate all’attività politica

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CASTELLARANO. Trasferito dal comando di Castellarano per incompatibilità territoriale, assegnato all’amministrazione e in ferie per riflettere. Arrivano anche pesanti ricadute professionali per l’ispettore Giuseppe Megale, il responsabile della polizia municipale di Castellarano ed ex capogruppo della maggioranza Pd a Sassuolo, indagato per presunte promesse elettorali emerse durante le investigazioni sull’inchiesta Untouchables.

Un’operazione su usura e altre attività illecite riconducibili alla famiglia criminale degli Ambrisi che ha portato a diversi arresti la settimana scorsa nei versanti reggiani e modenesi del distretto ceramico. Megale, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, si è subito dimesso da capogruppo della maggioranza nel consiglio comunale sassolese, e poi dal ruolo di consigliere. Le accuse riguardando in primis il suo ruolo politico e alcune cene controverse cui avrebbe partecipato. Era inevitabile però che vi fossero conseguenze anche professionali, visto il ruolo di primo piano che Megale ricopre all’interno della Municipale Tresinaro-Secchia, in un territorio legatissimo – anche a livello investigativo nell’inchiesta – a quello di Sassuolo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12211842:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/10/05/news/il-comandante-megale-nei-guai-per-l-attivita-politica-1.12211842]]

Per molti anni Megale è stato il responsabile del comando rubierese della Municipale, e in estate è stato trasferito a Castellarano col medesimo ruolo, in un giro di dirigenti voluto dal comandante della Municipale Italo Rosati per la legge sulla trasparenza, che impone di non mantenere nello stesso ruolo per troppo tempo figure di rilievo. Una decisione programmata da tempo e non legata alle attuali vicende.

Dopo l’avviso di garanzia, ora arrivano anche provvedimenti disciplinari. Mercoledì scorso Rosati ha avviato formalmente un procedimento disciplinare nei confronti di Megale e nello stesso tempo tutti i sindaci dell’Unione Tresinario Secchia hanno chiesto il trasferimento da Castellarano per incompatibilità territoriale e l'assegnazione a mansioni di tipo amministrativo finché non verrà fatta chiarezza sulla vicenda. Da ieri lo stesso Megale ha domandato e ottenuto un periodo di ferie, così da potersi dedicare alla tutela della propria posizione senza vincoli e con maggior disponibilità di tempo.

I primi cittadini dell’Unione hanno poi avviato, ognuno nei propri Comuni e nella struttura amministrativa condivisa dell’Unione, un'indagine interna «per escludere eventuali collegamenti tra pratiche amministrative adottate in questi anni e l'inchiesta in corso. Eventuali risultanze verrebbero logicamente trasmesse alle autorità competenti». La spiegazione arriva dal presidente dell’Unione, il sindaco di Casalgrande Alberto Vaccari, che poi sottolinea come l’ente collettivo «fosse già strutturato come metodiche di tutela della legalità, essendo fra i pochissimi enti in Italia ad avere applicato la rotazione dei responsabili (con gli spostamenti di tutti i comandanti di polizia municipale fra i diversi presidi)».

Tutti i Comuni, inoltre, «sono regolarmente dotati di procedure e responsabili da attivare in caso di un sospetto anche minimo. Procedure, appunto, che sono state fatte scattare in questi giorni da tutti i sindaci». Per ora l’inchiesta non si è concentrata sull’attività professionale di Megale, anche se inevitabilmente qualche timore sta emergendo, e generando tutte queste verifiche precauzionali, visto che si parla di territori formalmente diversi, in province differenti, ma in realtà strettamente legati a livello economico, sociale e di abitudini. E anche di presenze criminali, secondo la Procura modenese.

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