Gentiori ultrà, Carmelo Cataliotti: «Io tifavo per Liborio, oggi non lo rifarei»
«Alle partite me la prendevo con tutti, ero troppo coinvolto Ora mi rendo conto che sbagliavo, anche nei suoi confronti»
REGGIO EMILIA. I cartelli d’ammonimento li trovi in tutti i campi del calcio giovanile, ma ormai non bastano più: lo dimostrano le cronache di questi giorni, come quella del match che ha portato i genitori degli allievi di Juventus Club Parma e Sporting Chiozza ad azzuffarsi sugli spalti mentre i figli giocavano in campo.
«Rilassati, divertiti e così farai divertire anche tuo figlio» dicono i cartelloni apposti dalle società all’ingresso dei campi. Cartelloni che più di trent’anni fa dovevano ancora essere inventati e che non avrebbero comunque fermato uno dei genitori più «intemperanti» (la definizione è del figlio stesso che oggi si limita a giocare nella squadra degli avvocati reggiani) che la storia del calcio giovanile reggiano ricordi. Attaccato alla recinzione del campo, finiva la partita più sudato del figlio dopo 90 minuti di urla e strepiti contro tutto e tutti.
Stiamo parlando di Carmelo Cataliotti, principe del Foro reggiano, tifoso dell’Inter e di suo figlio Liborio, anche adesso che - smesse da decenni le scarpe bullonate (almeno per partite che contano) - è diventato un avvocato come lui. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12238698:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12238698:1649484727/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Piedi d’oro e ginocchia di porcellana, Liborio Cataliotti finì la propria carriera giovanissimo, alle soglie del professionismo, non per colpa delle intemperanze di suo padre che pure lo avevano accompagnato per tutte le categorie e tutti i campi su cui aveva giocato. «Ricordo ancora quel sabato pomeriggio - dice - alla vigilia della convocazione nella nazionale giovanile. Gli dissi: Liborio, stai attento a quel terzino. Nemmeno il tempo di dirglielo che la prima entrata...».
Avvocato, stavamo appunto parlando dei genitori tifosi. Lei parlava addirittura con suo figlio che era già in campo..
«Io sono stato tifoso di mio figlio e mi rendo conto di aver commesso un grave errore. Non accettavo nulla di quello che avveniva in campo e che in qualche modo, fatalmente, coinvolgeva mio figlio. Me la prendevo con l’arbitro, con l’allenatore, con gli avversari ...».
E quindi anche con gli altri genitori...
«E’ capitato. Ma oggi non lo rifarei. Credo sia sbagliato, a prescindere dal fatto che oggi Liborio ha trovato la sua strada, a prescindere dal calcio...».
Dove peraltro eccelleva...
«Era bravissimo, anche se io forse lo vedevo ancora più bravo, nel senso che vedevo soltanto lui».
Ed è questo, secondo lei, l’errore che i genitori rischiano di commettere quando assistono alle partite dei figli...
«Non so, non mi permetto di giudicare i comportamenti altrui. Certo, a distanza di anni, con mio figlio che è diventato un eccellente avvocato anziché un grande calciatore, dico che quel mio comportamento era assolutamente sbagliato. A prescindere dal fatto, ripeto che poi mio figlio ha smesso per gli infortuni subiti. E lo sa che le dico?»
No. Mi dica...
«Che ho un nipote, Jacopo, che ha 15 anni e gioca negli allievi della Reggiana. E’ bravissimo...».
Ma...?
«Ma proprio per non cadere negli errori del passato non sono mai andato a vederlo. Faccio il tifo per lui, ma rigorosamente “a distanza”».
massimosesena
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