Porta le figlie in Marocco e l’ex moglie lo denuncia
San Polo: un 44enne è ora sotto processo per sottrazione delle due minorenni Ma in aula si difende: «Lei non voleva più le bimbe perché c’era troppo da fare»
SAN POLO. Un matrimonio marocchino combinato, naufragato dopo nove anni di vita in Italia, nonostante la nascita di due bimbe. Ma come emerso in tribunale a Reggio, c’è stato anche di peggio se l’accusa verrà confermata, visto che dopo la separazione nel 2009 in Marocco, l’ex marito – due anni dopo – si sarebbe “impossessato” delle due figlie (affidate alla madre secondo quanto deciso in sede di separazione) portandole nel Paese d’origine dove sono tuttora, allevate dai nonni paterni.
Tutto ciò per la procura è sottrazione di minore e l’ex moglie si è costituita parte civile tramite l’avvocato Vainer Burani. Un processo delicato, perché vi entrano componenti culturali lontane da quelle italiane. Non forniremo le identità dei due genitori – lei vive a San Polo, lui a Campegine – contrapposti sul piano giudiziario, per non rendere riconoscibili e tutelare così la privacy delle due figlie minorenni (ora hanno rispettivamente 12 e 10 anni).
Ieri, in udienza, ha parlato l’ex marito 44enne che è difeso dall’avvocatessa Roberta Dall’Argine. Tutto partì dal 3 luglio 2011, quando il padre andò a prendere le due figlie nell’abitazione sampolese dell’ex moglie.
«Quel giorno lei mi disse di tenerle definitivamente – spiega il nordafricano davanti al giudice Alessandra Cardarelli – perché non riusciva più a sopportarle, c’era molto da fare e lei voleva andare a lavorare. Aveva provato a portare le bimbe ad altre famiglie ma la cosa non aveva funzionato. Me le ha consegnate e io le ho portate a casa mia. Dieci giorni dopo siamo partiti per il Marocco».
Solo alcuni giorni dopo la madre saprà che le sue figlie non sono più in Italia. «Ha telefonato in Marocco – prosegue il 44enne – e ha parlato con loro. A lei ho detto di venirci a trovare e che se voleva vedere le bambine non c’era problema, ma anche che non avevo intenzione di riportarle in Italia».
L’ex marito ha poi sostenuto che la donna ha rinunciato all’affidamento delle due figlie. Ma di certo lei non era d’accordo su come erano andate le cose, visto che è scattata una denuncia.
Inoltre sempre l’ex moglie si è rivolta ad un’associazione islamica (“Legalità e benessere” ) per essere tutelata in questa vicenda (realtà associativa che ha come punto di riferimento in Italia una moschea a Milano).
Un’associazione che l’ex marito fa capire legata all’islamismo radicale: «Si è rivolta ad un’associazione – rimarca – che non è riconosciuta dal Marocco».
Nella prossima udienza di metà gennaio 2016 verrà sentita l’ex moglie che si è costituita parte civile. Ieri non ha voluto assistere all’interrogatorio del padre delle sue figlie.
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