Sbranata dai lupi durante la battuta di caccia
Carpineti: la cagnetta di Manuel Codeluppi aggredita e divorata da un branco a Saccaggio
CARPINETI. Una cagna sbranata viva, ridotta in brandelli da un branco di lupi o di lupi mischiati a cani. E una paura che sale in Appennino, in uno dei periodi dell’anno in cui i boschi sono più frequentati, fra cacciatori, fungaioli, tartufai e raccoglitori di castagne. Mercoledì mattina, a Saccaggio, nella zona boschiva fra il Fosola e la vallata del Secchia, una squadra di cacciatori di cinghiale iscritta all’Atc 3 Collina ha vissuto una brutta esperienza. Una delle cagnette usate per la loro battuta è stata assalita e smembrata a morsi da un gruppo di lupi o presunti tali (potrebbe trattarsi anche di incroci con cani selvatici), davanti a uno dei “cagnai” che la stava cercando usando un segnalatore gps.
Il gruppo del Bocco di Casina si trovava nell’area di Saccaggio e dopo una mattina di ricerche di cinghiali si stava preparando a tornare a casa. Gli uomini che seguono i cani da cerca hanno iniziato a radunare le loro bestie e all’appello mancava una cagnetta di proprietà di Manuel Codeluppi.
«Il cagnaio non la trovava, ha guardato col rilevatore satellitare collegato al suo collare e ha visto che continuava ad allontanarsi», racconta proprio Codeluppi. «A un certo punto si è dovuto fermare perché il bosco era troppo fitto, è passato da un calanco per risalire dietro e ha visto i lupi che stavano sbranando la cagna», continua. A quel punto, l’unica cosa possibile era recuperare il corpo e segnalare l’accaduto alla Forestale e alla polizia provinciale.
Una brutta scena, «perché io alla mia cagna ero molto affezionato, ma ancora di più perché è un segnale pericoloso. Finché succede a un cacciatore, di solito questo è armato e può difendersi, ma se nel bosco c’è una famiglia per una camminata e i lupi attaccano?», si chiede. In questo periodo, poi, «in cui si va a caccia, al tartufo, a castagne e a funghi». C’è anche un danno economico, perché i cani da caccia hanno un valore elevato, «ma quello è il meno, sono triste perché non c’è più la mia cagnetta, più che altro, e spaventato».
Ha timori simili un altro cacciatore della squadra, Ciro Morani: «Secondo me abbiamo sottovalutato la questione, o meglio lo ha fatto chi avrebbe dovuto occuparsene. E adesso c’è un pericolo costante. Si dice sempre che questi animali non attaccano l’uomo, ma è poi vero? Alcuni anni fa un camionista a Pisa è stato sbranato dai cani selvatici, bisognerebbe ricordarselo».
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