«Bullismo da condannare a prescindere dall’etnia»
Casalgrande: il sindaco Vaccari frena le polemiche scoppiate su Facebook dopo il pestaggio al 12enne rumeno avvenuto mercoledì pomeriggio
CASALGRANDE. Rimane piuttosto alta la temperatura a Casalgrande dopo l’aggressione subìta mercoledì pomeriggio da un ragazzino rumeno, picchiato da un gruppo di coetanei nel centro del paese. La notizia ha provocato discussioni e contrasti molto accesi fra gli abitanti, soprattutto su Facebook, con offese, richiami nostalgici al fascismo, e alla presunta sicurezza di quei tempi, e lamentele sulla presenza di stranieri nel comune. La motivazione alla base del pestaggio, però, non è ancora stata chiarita. Di sicuro c’è che nel pomeriggio di mercoledì il 12enne rumeno, che vive a Casalgrande con la famiglia, è stato circondato e malmenato da una decina di ragazzini, italiani e nordafricani. Interrotti dall’intervento di un ragazzo più grande, i bulli hanno lasciato il 12enne a terra con parecchi tagli e contusioni. Ci sarebbero stati anche insulti razziali, sull’etnia di provenienza della vittima. Resta da capire se sia trattato di un “normale” insulto, sgradevole e volgare ma senza reali connotazioni xenofobe, o se l’aggressione stessa possa risalire alla nazionalità del 12enne.
La vicenda rimane da chiarire, il fatto che fra i picchiatori vi fossero giovani di diverse provenienze può essere in vista in maniera ambivalente: nessuna questione razziale, solo bullismo da condannare a priori; oppure un’alleanza contro il bersaglio rumeno. L’ipotesi più probabile, ad oggi, è che si tratti di un “semplice” atto di bullismo, deprecabile a prescindere, senza stare a guardare le varie carte d’identità. Rimane un altro fatto, che esula parzialmente dalla vicenda iniziale: il lunghissimo confronto su Facebook fra decine di casalgrandesi, con posizioni molto distanti fra loro e toni che hanno spesso e volentieri superati il limite della civiltà. Tanto da convincere il sindaco Alberto Vaccari a un proprio intervento per ribadire che «il gesto era da condannare in ogni modo, senza questioni di nazionalità». (adr.ar.)
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