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Montecchio, efficienza e innovazione alla nuova Casa della salute

di Martina Riccò
Montecchio, efficienza e innovazione alla nuova Casa della salute

Inaugurata la struttura che raggrupperà servizi e ambulatori. Il direttore dell’Ausl Nicolini: «Traguardo raggiunto grazie alle “teste quadre”»

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MONTECCHIO. Di strada se n’è fatta tanta, a Montecchio, da quando l’ospedale era una piccola infermeria gestita da otto suore, e anche i preti dovevano dare una mano per scaricare i malati dall’unica lettiga esistente in Val d’Enza.

In via Saragat 11 è stata inaugurata la nuova “Casa della salute pubblica e di comunità” del distretto di Montecchio: un luogo in cui si concentrano tutti i professionisti e i servizi che aiutano a stare bene – dalla pediatria all’ambulatorio per le patologie croniche, dal dipartimento di sanità pubblica all’assistenza agli anziani – a due passi dall’ospedale Franchini.

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«Questa struttura rappresenta l’ultimo passo di un percorso iniziato almeno vent’anni fa – racconta il direttore generale dell’azienda Usl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini – quando dall’unione delle diverse Usl del territorio nacque l’Ausl. Ma fu subito evidente, allora, che l’Usl di Montecchio, lo dico senza voler offendere nessuno – precisa – portava una dote molto misera. L’ospedale aveva limiti strutturali, impiantistici, tecnologici e logistici, e i servizi erano sparpagliati sul territorio. Ma i reggiani, che sono “teste quadre”, hanno lavorato con costanza, determinazione e perseveranza per riqualificare l’ospedale, arrivando persino ad aprire una grande Casa della salute al passo coi tempi e soprattutto in grado si rispondere alle esigenze, cambiate, delle persone».

Grazie a questa struttura, infatti, i cittadini non dovranno più rimbalzare da una sede all’altra del territorio, perdendo tempo e, ne consegue, pazienza. E soprattutto potranno trovare vicino all’ospedale, anche il giorno stesso della dimissione da un ricovero, tutti gli specialisti e l’assistenza di cui avranno bisogno.

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«Una vera e propria cittadella della salute – aggiunge Nicolini – che accanto all’accoglienza e ai medici di medicina generale offre prestazioni specialistiche, vaccinazioni (ancora più importanti oggi, visto la moda dannosa e pericolosissima, che sta prendendo sempre più piede tra i genitori, di non vaccinare più i bambini), screening e servizi sociosanitari. Il tutto in un ambiente intimo che fa sentire i pazienti a casa propria».

E non è un caso che questa struttura, che vuole superare l’ospedalizzazione con la cura di prossimità e comunità, sia stata intitolata a un medico di fama internazionale che però aveva scelto di rimanere a lavorare al Franchini di Montecchio.

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«Era doveroso dedicare la Casa della salute a Lorenzo Spreafico – conferma il direttore sanitario dell’azienda Usl di Reggio Emilia – scomparso a soli 63 anni due anni fa. Lui ha dedicato la sua vita al lavoro e si è donato con passione agli altri, e noi abbiamo deciso di ricordarlo così: l’identità delle isitituzioni si fonda sulla memoria delle persone di valore».

«E di valore qui – fa eco Giammaria Manghi, presidente della provincia – ce n’è eccome. Poco meno di un anno fa ero venuto a Montecchio per la riqualificazione dell’ospedale Franchini, adesso tocca alla Casa della salute. É la conferma di come la sanità, a Reggio Emilia, sia una priorità e soprattutto una costante. Per questa struttura sono stati spesi 9milioni di euro (di cui circa 7.5 milioni da fondi statali, 400mila euro dalla Regione e un milione di euro dall’Ausl di Reggio) ma ne è valsa la pena: è un segnale forte, anche di fiducia, per i cittadini». D’ora in poi, dunque, nella Casa della salute di via Saragat, dovrà recarsi chi cerca il dipartimento di salute mentale (per adulti, neuropsichiatria infantile, dipendenze patologiche), il dipartimento cure primarie (salute donna, pediatria, cure per disturbi cognitivi, servizio infermieristico domiciliare, medicina di gruppo, ambulatorio cure palliative e patologie croniche), il dipartimento sanità pubblica (igiene pubblica, medicina legale, alimenti e nutrizione, sanità pubblica veterinaria, sicurezza sul lavoro) e il servizio assistenza anziani.

IL CASO DEL SANT'ANNA. Per una struttura che viene inaugurata, ce n’è un’altra che continua ad avere una spada di Damocle sulla testa.
«La giunta regionale non si è ancora espressa sulla sorte del Punto Nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monto e dunque è prematuro parlare di una sua chiusura», ha tagliato corto Sergio Venturi, assessore regionale alla Sanità, che ieri – insieme al presidente Stefano Bonaccini – era presente all’inaugurazione della Casa della salute del distretto di Montecchio.
Ciò che non è assolutamente da mettere in discussione, invece, è il mantenimento della struttura ospedaliera. «Il Sant’Anna – ha precisato Venturi – è un ottimo ospedale che serve un grande bacino. Non sarà chiuso».

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D’altronde, come ribadito anche dal presidente Bonaccini, la politica regionale è quella di portare i servizi sanitari il più vicino possibile ai cittadini, fin nelle loro case. «I tempi sono cambiati – ha confermato l’assessore regionale alla Sanità – e abbiamo capito che la tendenza all’ospedalizzazione è ormai superata: bisogna invece sviluppare luoghi come la Casa della salute del distretto di Montecchio, dove i cittadini potranno trovare ambulatori, servizi e specialisti. Questi devono essere i nuovi punti di accesso alla cura e alla prevenzione, e su strutture come queste dobbiamo spostare investimenti e attenzione. È la scommessa del nostro mandato».

«Avere sanità di qualità innovando e andando incontro al cambiamento della struttura della società, con cura di prossimità e meno ospedalizzazione, – gli ha fatto eco Bonaccini – è sinonimo di buona politica. Nelle altre regioni hanno chiuso e chiuderanno molti ospedali – ha aggiunto – perché non sempre la quantità fa rima con qualità. Ma in Emilia Romagna noi non ne chiuderemo, anzi. Come abbiamo investito nella Casa della salute del distretto di Montecchio, investiremo nel Core (Centro Oncoematologico Reggio Emilia) e nel Mire (Maternità e Infanzia Reggio Emilia) e costruiremo altre strutture di cura di prossimità. Per diminuire i tempi delle visite e le attese, vogliamo assumere nuovi specialisti (prima a tempo determinato e poi, se il progetto andrà in porto, a tempo indeterminato) che lavorino anche di domenica e in orari serali durante la settimana. Dall’altra parte però – ha concluso – vogliamo anche che chi prenota una visita e poi non si presenta paghi lo stesso il ticket».

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