«Circoli Pd in vendita? Da tempo non si parla più di politica»
Orlandini, una vita da militante: «Un tempo si discuteva fino alle 2 di notte, oggi evitiamo perché finiremmo per litigare»
REGGIO EMILIA. Non basta sottolineare il calo vertiginoso degli iscritti per capire la differenza fra il modo attuale di fare politica e la militanza dei tempi passati, quando i partiti, non solo il granitico Pci, erano riferimenti identitari, case comuni e una sorta di chiese con propri riti e liturgie.
I meno giovani fanno fatica a riconoscersi nelle attuali organizzazioni, così leggere da mostrarsi in azione quasi soltanto nelle campagne elettorali. I pessimisti le vedono in stato comatoso, di fronte alla dichiarata intenzione del Pd di pagare i debiti vendendo gli stabili superstiti ereditati dal Pci. Altri scuotono la testa, ma preferiscono non indulgere alla nostalgia e continuano indefessi l'impegno di sempre.
E' il caso del 61enne William Orlandini, uno dei tanti ex-comunisti a cui il Partito democratico deve il mantenimento di qualche pilastro della poderosa struttura organizzativa degli anni Settanta. La sua militanza è iniziata quando aveva 15 anni e non s'è conclusa neppure dopo che, l'anno scorso, è stato sciolto il consiglio provinciale di cui egli faceva parte. La sua base operativa, infatti, è sempre nel territorio della terza circoscrizione, in ciò che rimane delle sezioni del Pci che vi erano insediate. E' in vendita anche l'immobile di oltre 300 metri quadri che ospita il circolo Pd di via Marsala, con ancora una falce e martello disegnata all'ingresso. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12245546:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/11/fotogalleria/a-a-a-la-fondazione-reggio-emilia-tricolore-vende-i-circoli-circoli-pd-1.12245546]]
Quale consistenza avevano, una volta, le strutture territoriali?
«Negli anni Settanta il Pci aveva nella terza circoscrizione sette sezioni: Gattaglio, Lungo Crostolo, Fratelli Cervi, Roncina, Foscato, Codemondo e San Bartolomeo. Gli iscritti erano complessivamente 4.800, di cui 700 in quella del Lungo Crostolo, situata in via Marsala, su una popolazione di 17mila abitanti. Ora tutto questo territorio, con diecimila residenti in più, fa capo all'unico circolo di via Marsala, con circa 250 iscritti».
E' calato anche il numero degli elettori del centro sinistra rispetto a quelli del Pci?
«No. La percentuale dei voti è molto alta come allora, superiore al 60%, mentre le tessere sono calate drasticamente».
Quindi non esiste più la militanza di un tempo?
«La militanza è cambiata. Una volta l'attività politica era ispirata da un'adesione ideale.Ora lo è dall'amicizia. Alla Festa dell'Unità, al Campovolo, il mio circolo gestisce il ristorante Il Falò. Tra i volontari che ci aiutano ci sono tanti non iscritti che si prestano per amicizia».
Ma nel circolo si discute di politica, ad esempio mettendo a confronto le tesi di Renzi con quelle della minoranza?
«Nel circolo non discutiamo, perchè se lo facessimo litigheremmo. Un tempo si dibatteva fino alle due di notte. I congressi, poi, erano molto partecipati».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12232872:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/10/08/news/sedi-pd-poche-entrate-e-tanti-mutui-1.12232872]]
Quindi una volta l'impegno politico era più intenso?
«C'era molta partecipazione non soltanto alle iniziative politiche, ma anche a quelle ricreative. Le sezioni erano aperte quasi tutte le sere. Alla domenica si diffondeva l'Unità. Arrivavamo a distribuirne 4000 copie il primo maggio. Ognuna delle sette sezioni organizzava la sua festa dell'Unità per dieci gioni, ricavando molto denaro. In via Marsala c'erano il bar, il cinema, la pista da ballo e due appartamenti, uno dei quali occupato dal custode».
Gli anni Settanta furono funestati dal terrorismo. Come reagirono i militanti?
«All'inizio si temeva il colpo di stato. Una notte, nel 1970, si dormì nelle sezioni. Eravamo molto vigili e presenti. Contro le Brigate Rosse ingaggiammo una battaglia durissima. Ricordo l'imponente manifestazione indetta per l'uccisione di Moro».
Chi conduceva la vostra attività?
«Erano i membri dei comitati direttivi delle sette sezioni, in tutto 150 persone. Erano i veri attivisti, ciascuno dei quali ne trainava cinque o sei».
Come si è arrivati alla liquidazione dell'attivismo?
«Dopo la morte di Enrico Berlinguer è incominciato il declino. Dopo la Bolognina la nostra sezione del nuovo Pds ha perso iscritti, ma pochi sono confluiti in Rifondazione Comunista».
Com'è ora la vita del Partito democratico?
«Il Pd tende ad avvicinarsi a un comitato elettorale con un uomo solo al comando. Io non sono renziano, ma spero che Matteo Renzi possa durare. Altrimenti tutta l'organizzazione rischia di crollare con lui».
Quindi il partito viene prima di tutto?
«Io sono rimasto nel Pd con lo stesso impegno di quando i mlitanti non avevano ambizioni personali, ma agivano al servizio di una causa comune, con una responsablità collettiva. Cerco come allora di portare nel partito la positività di un lavoro volontario, pur senza criticare i politici di professione. A Renzi rimprovero di non rispettare la mia storia di 45 anni di militanza, culminata nel consiglio comunale dal ’95 al ’99, alla presidenza della circoscrizione dal ’99 al 2009 e nel consiglio provinciale fino al 2014».
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