«Geloso e manesco: è stato un inferno»
Casalgrande: la professionista 30enne se ne va con il figlio e denuncia il compagno, ora condannato a 2 anni e mezzo
CASALGRANDE. Lui è un piccolo imprenditore edile sui quarant’anni che lavora per lo più all’estero, lei è una professionista di dieci anni più giovane.
Una bella coppia che ha anche un figlio di dieci anni e per tutelare la privacy del minorenne non forniremo altri dettagli sugli ormai ex conviventi.
Parliamo di ex compagni perché dal 2012 i loro rapporti sono a dir poco precipitati. Secondo quanto raccontato dalla donna nelle sue denunce, sarebbe stata la gelosia a far scattare pedinamenti e scenate del 40enne. La sua “colpa” è essere carina e desiderosa di trovarsi un lavoro (che ben presto trova in uno studio) perché stanca di rimanere in casa a seguire il figlio che affida alla madre (residente pure lei a Casalgrande) ma anche ai nonni paterni. E’ l’inizio di inseguimenti ma anche di atti violenti da parte dell’imprenditore che arriva a picchiare la donna che si stanca di questo “clima” e lascia il compagno per andare a vivere con il figlio dalla madre. Presenta anche una denuncia per atti persecutori, maltrattamenti e lesioni.
Le indagini – coordinate dal pm Stefania Pigozzi – ritengono fondata questa denuncia e per il 40enne arriva l’ammonimento del questore. Ma vi sarà un altro episodio a rischio, con lui che cerca di portar via il figlio e malmena l’ex convivente. Botte che fanno scattare l’arresto.Una situazione che rimane comunque elettrica, con anche i servizi sociali che cercano di trovare una soluzione.Tutto ciò finisce di recente in un processo in cui l’imprenditore diserta tutte le udienze ad eccezione dell’ultima.
Invece l’ex compagna – costituitasi parte civile – è sempre presente in aula e testimonia in lacrime davanti al giudice Andrea Rat. Inoltre in udienza vengono sentiti il datore di lavoro di lei e il proprietario della casa dove vive la donna (entrambi raccontano delle minacce subite dall’imputato). Ha testimoniato anche la baby sitter che ha raccontato le continue discussioni fra i due ex compagni. Solo nell’ultima udienza compare in aula il 40enne che replica, piangendo, alle accuse con parole anche pesanti: «Ho dovuto fare queste cose per tutelare mio figlio, perché viene maltrattato dalla madre e dalla nonna».
Controaccuse che il giudice non ritiene fondate e alcuni giorni fa ha condannato l’imprenditore a 2 anni e mezzo di reclusione. «Faremo appello – replica, contattato dalla Gazzetta, l’avvocato Carmine Migale – perché il mio assistito voleva difendere il figlio, unica vera vittima di questa delicata vicenda». (t.s.)
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