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ll "Piccolo Principe" di Saint-Exupéry tradotto in dialetto reggiano

ll "Piccolo Principe" di Saint-Exupéry tradotto in dialetto reggiano

Presentata l'ultima creazione di Giuliano Bagnoli, “in dialètt arsan còun di acquarée fat da l’avtòur”

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ALBINEA. La voglia di scoperta o, per meglio dire di riscoperta ha acceso i riflettori sul Dialetto Reggiano, scatenando la curiosità dei più giovani. Fresco, immediato, diretto, il dialetto porta con sé sempre un po’ di profumo della terra da cui proviene, è un parlare, e un ascoltare, di cuore prima ancora che di orecchi.

Sarà che ora si parla sempre di meno in casa – sostituito dal più globalizzante inglese – sarà che i suoi suoni coloriti, riescono a costruire con il contesto isomorfismi unici, il dialetto sta rivivendo una vera e propria riscoperta. Il dialetto reggiano è una lingua vera e propria, poetica, ricca di espressioni pittoriche, di stati d’animo, di situazioni e sa essere versatile. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12247411:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12247411:1649488867/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Giuliano Bagnoli, presidente del Centro studi sul dialetto reggiano di Albinea, ancora una volta, la cattura e la imprime per sempre sulle pagine di un libro, per non lasciarla fuggire tra le pieghe di una memoria lontana. Ma non un libro qualunque: questa volta si tratta della traduzione di un caposaldo della letteratura di metà ’900: “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry.

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L’opera, si presta come una sorta di educazione sentimentale, rafforzata dal potere evocativo del dialetto della pianura con cui, oggi, è stata riscritta. Il libro è stato presentato  in sala civica ad Albinea  alla presenza del direttore della Gazzetta di Reggio, Paolo Cagnan. “Al Principin”, questo il titolo, anticipa già con la sua “brevitas” la pregnanza e la capacità di sintesi del dialetto, la sua forza nel determinare situazioni, storie ed eventi.

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