Maxi frode, i milioni nelle Poste in stazione
Scovato nell’ufficio di piazzale Marconi il conto intestato alla società di un prestanome di Foroni
REGGIO EMILIA. Milioni di euro che “giravano” ma poi tornavano inesorabilmente a Reggio.
E’ quanto viene specificato dal gip modenese Andrea Salvatore Romito nell’ordinanza di custodia cautelare che ha messo nel mirino la maxi frode, attraverso false fatturazioni, da alcune centinaia di milioni di euro e con diversi reggiani coinvolti (fra cui i due fratelli imprenditori Foroni e il toanese Vainer Francesco Monti). «Il collettore dove confluivano, in tutto o in gran parte, i frutti illeciti della frode fiscale da restituire alle persone fisiche beneficiarie del meccanismo di false fatturazioni era un conto corrente dell’agenzia di piazzale Marconi, intestato a Vita srl». Ed è da questa società che spunta una delle persone finite questa primavera agli arresti domiciliari: è il sassolese 76enne Angelo Magri che amministra questa ditta inizialmente con sede a Reggio (in via San Martino 23) e poi trasferita sei anni fa in Gran Bretagna. «Nonostante il trasferimento in Inghilterra – scrive sempre il gip – vi sono su detto conto movimentazioni milionarie fino al 7 dicembre 2012 . In particolare Angelo Magri provvedeva alla negoziazione di un numero impressionante di assegni circolari, o riscuotendo contante o scambiandoli con altri titoli (assegni o vaglia) di importo minore. Le somme in ingresso fra il 2009 e il 2013 su tale conto corrente postale provengono da varie società, che apparentemente non hanno rapporti commerciali con la Vita, ma che sono emerse nell’indagine come emittenti o utilizzatori di fatture per operazioni inesistenti. Ha accreditato l’importo di gran lunga maggiore (71 milioni di euro) la principale cartiera, ossia la Ica srl di Cattolica». Poi il giudice, facendo una sorta di identikit di Magri, rivela che «è risultato essere una sorta di factotum di Maurizio Foroni, di Castelnovo Sotto». Per la guardia di finanza che indaga il 46enne è il vertice dell’associazione a delinquere e l’amministratore di fatto della New Line srl (azienda reggiana ora fallita, che aveva la sede legale in via Kennedy e quella operativa in via Mazzacurati). Magri ammette agli inquirenti di essere un prestanome e gli assegni cospicui che versa nell’ufficio postale gli sarebbero stati dati da un’indagata reggiana: denaro che poi ritornava all’indagata nella sede della New Line.
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