“Reggio a Tavola”: pochi visitatori, rabbia degli espositori
Malumori fra gli stand per i numeri al di sotto delle aspettative. Gli organizzatori: «Il bilancio alla fine della kermesse»
REGGIO EMILIA. Un avvio considerato al di sotto delle aspettative. E, fra gli espositori presenti alle Fiere in occasione di “Reggio a Tavola”, ci sono soprattutto rabbia e delusione. Un’esposizione iniziata venerdì e organizzata dalla Sgp di Carpi con lo scopo di riprendere e innovare la tradizione e il successo di “Casa&Tavola”, per oltre vent’anni uno degli eventi di maggior richiamo per i padiglioni di viale Filangieri, prima di un lento declino e della definitiva chiusura.
Con “Reggio a Tavola” il tentativo di rilancio, concentrato essenzialmente sulle eccellenze enogastronomiche del nostro Paese, dal Trentino alla Sicilia: un evento atteso, che si inserisce nel difficile percorso avviato nei mesi scorsi per risollevare le sorti di viale Filangieri, dove in base gli accordi tra Reggio Emilia Fiere e FieREmilia SRL si potranno svolgere eventi anche nel 2016.
«Abbiamo acquistato uno spazio, che ci era stato venduto con numeri di presenze esorbitanti – accusano Andrea e Matteo Bertoldi, della Big srl di Calerno di Sant’Ilario – non è così, qui non si sta lavorando affatto». Per partecipare all’esposizione, dove Big srl è presente con uno stand di erbazzoni, la spesa si sarebbe aggirata intorno ai 1.400 euro. «Se abbiamo incassato un centinaio di euro è già tanto», aggiungono puntando il dito su quella che considerano la scarsa pubblicità riservata all’evento.
«Non solo non abbiamo recuperato le spese, ma non copriamo nemmeno i costi della merce». Delusione anche da parte di Simone Giacopini, presente con lo stand della LS Salumi di Albinea, che tuttavia evita di puntare esclusivamente il dito sugli organizzatori dell’evento: «Qualche errore di certo è stato fatto – ammette – non saprei dire da parte di chi. Di certo la gente non è venuta. Ci sono fiere che vanno bene e altre che vanno male. Sarà per la prossima volta». Anche Mattia Avanzini della Latteria Mosè di Cadelbosco di Sopra ammette di aver effettuato un investimento sperando in altri risultati.
«Per adesso non siamo contenti per niente, speriamo che la gente cominci ad arrivare. Sinceramente non mi aspettavo affluenze esagerate. Ma nemmeno di trovarmi in questa situazione». Un format cambiato rispetto al passato. È questa secondo Riccado Dugoni del Salumificio San Martino una delle ragioni di questo inizio a singhiozzo.
«Sono molto dispiaciuto – dice – credo però che questa sia una fiera che partiva da zero. E quindi paga un po’ questo inizio. Si sommano poi gli errori che sono stati fatti con “Casa&Tavola”, che nelle ultime due o tre edizioni prima della chiusura aveva già registrato un calo vertiginoso, soprattutto da quando non sono più venute le aziende reggiane di richiamo».
Polemiche che tuttavia Stefano Pelicciardi, presidente della Sgp, rispedisce al mittente: «Sulla campagna pubblicitaria di certo non ci siamo tirati indietro, e posso documentarlo sia con i manifesti che con i social e i pieghevoli – replica – Una fiera può andare bene o può andare male, ma le analisi si fanno solo alla fine. Soprattutto di fronte a un numero zero come questo evento». L’esposizione terminerà questa sera: «Sono fiducioso che ci possa esser un buon afflusso – aggiunge Pelicciardi – Analisi di questo tipo sono precipitose e la speranza è che il pubblico possa rispondere bene».
La lettera degli organizzatori, la risposta del direttore
Gentile Direttore, abbiamo letto con stupore l'articolo su Reggio a Tavola" pubblicato sul suo quotidiano questa mattina e siamo obbligati a un primo, immediato intervento, riservandoci di valutare in seguito le iniziative da intraprendere in sede legale per i danni che a noi deriveranno dal suo complessivo contenuto. Infatti, l'autore dell'articolo, intervenuto a seguito di una interessata sollecitazione di un espositore, ha tratto conclusioni definitive sulla riuscita della manifestazione quando questa era appena alla metà della sua durata, diffondendo in tal modo impressioni che potrebbero indurre il pubblico a disertarla oggi, domenica, che è il giorno più partecipato per le manifestazioni riservate non già agli operatori del settore ma al grande pubblico.
Inoltre, ricorrendo a una operazione per nulla trasparente, l'articolista ha corredato il suo "pezzo" con una foto di un ristorante "vuoto" in quanto, fotografato alle ore 16, non avrebbe giammai potuto essere frequentato in siffatto orario, tanto è vero che ieri sera, sabato, lo stesso ristorante è stato praticamente preso d'assalto dal pubblico intervenuto ed aveva tutti i tavoli esauriti, come documentato dalla foto allegata.
Aggiungiamo, infine, che l'autore dell'articolo ha volutamente e "sapientemente" ignorato le precisazioni fornitegli nell'occasione, per esempio, a proposito delle numerose iniziative pubblicitarie assunte su tutti i quotidiani locali, e che ha altrettanto "sapientemente" omesso di riferire la rilevante affluenza di pubblico verificatasi nella serata di ieri. Per le ragioni spiegate e per le altre gravi circostanze che hanno caratterizzato la "visita" dell'articolista, ci riserviamo dunque ogni diritto.
Paolo Storchi, SGP
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Gentile Paolo Storchi, anche io ho letto questa sua lettera, ma – a differenza sua – senza stupore, visto che già venerdì sera vi eravate indirettamente attivati per cercare di bloccare l’uscita del nostro articolo. La vostra bizzarra teoria andrebbe sintetizzata così: “Se scrivete che ci sono quattro gatti, nessuno viene più la domenica e siamo rovinati. Al limite, scrivetene lunedì quando è finita”.
A parte il fatto che la Gazzetta è un quotidiano e non un settimanale, secondo me avete un’idea un po’ distorta della libertà di stampa: lo conferma il fatto che minacciate azioni legali (accomodatevi pure) e che ci “ricordate” maliziosamente di aver fatto pubblicità anche sul nostro giornale, come se questo dovesse in qualche modo limitarci nel nostro lavoro. Io temo che più d’uno - in ambito fieristico - sia stato abituato troppo bene, in passato: a furia di squilli di trombe e scarso senso critico, le Fiere di Reggio – non da ieri - stanno sprofondando.
Noi tutti giornalisti dovremmo pubblicare meno veline e fare il nostro mestiere. Un po’ di sana autocritica non guasta mai.
Ps: ieri siamo venuti a trovarvi a pranzo, l’orario della massima affluenza teorica. Se la sente ancora di accusarci di faziosità preconcetta? (p.c.)
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