Nei castagneti sta funzionando la lotta alla vespa cinese
BUSANA. E’ un’ottima stagione, quella appena iniziata per le castagne e i marroni in Appennino. Questo frutto diffusissimo, da Carpineti fino a Busana e più su a Cerreto Alpi, con luoghi in cui si...
BUSANA. E’ un’ottima stagione, quella appena iniziata per le castagne e i marroni in Appennino. Questo frutto diffusissimo, da Carpineti fino a Busana e più su a Cerreto Alpi, con luoghi in cui si trovano grandi estensioni, da secoli fa parte della tradizione alimentare e della cultura del territorio. Gli alberi appaiono in buona salute e carichi di ricci. Questo non è legato solo all’andamento stagionale, ma anche a progressi importanti che vengono segnalati da molti castagneti non solo appenninici ma da tutta Italia, ad esempio quelli della Garfagnana nella valle del Serchio, o anche nel Lazio, per quanto riguarda la lotta alla vespa cinese, un insetto arrivato in Italia ormai 10 anni fa che ha rappresentato un gravissimo pericolo per gli alberi, causandone prima la malattia e poi la morte. In Italia le prime presenze furono segnalate nel 2002; in Emilia Romagna coinvolsero alcuni castagneti carpinetani. E il territorio carpinetano oggi è all’avanguardia nella lotta a questo parassita: una lotta portata avanti senza prodotti chimici o insetticidi, ma in modo assolutamente biologico, sfruttando un insetto antagonista che proprio a Carpineti viene allevato grazie a un progetto sostenuto qualche anno fa dal Gal Appennino Reggiano e Antico Frignano. La malattia del castagno sta dunque iniziando ad arretrare, grazie alla capacità di reazione della natura e ai lanci dell’insetto che combatte la malattia provocata dal Cinipide galligeno (altro nome della vespa cinese), grazie all’alleato dei castanicoltori, che si chiama Torymus sinensis. L'uso dei Torymus si è rivelato molto efficace. A un paio di anni dalla sua introduzione in questa zona, l'infestazione si è ridotta, e si prevede che nel giro di altri 4-5 anni l'equilibrio potrà essere del tutto ripristinato. A differenza di altri “insetti utili” usati in agricoltura per la lotta biologica, il Torymus non può essere allevato in laboratorio, ma è necessario che trovi direttamente nei castagneti le condizioni favorevoli per sopravvivere e riprodursi nelle galle, ingrossamenti della foglia di 5-20 millimetri di diametro al cui interno ci sono le larve della vespa cinese. Nel 2010 i lanci di Torymus nei boschi dell’Emilia Romagna sono stati 4; nel 2011, 12 lanci, uno dei quali con parassitoidi allevati a Carpineti; nel 2012 si è passati a 62 lanci, di cui 38 grazie alla bio-fabbrica regionale. Numeri cresciuti ulteriormente negli ultimi anni. Ripartono dunque con nuovo slancio tutti quei rituali e le tradizioni legate alla raccolta delle castagne. A breve saranno riaccesi anche i metati, dove le castagne, per più di un mese in cui viene costantemente mantenuto acceso il fuoco, vengono lasciate ad essiccare, per poi essere macinate e produrre la nuova farina dolce. Sono usati anche come luoghi didattici ed illustrativi sulla cultura della castagna in Appennino. Nell’ambito del progetto Autunno d’Appennino del Parco nazionale, ad esempio, la cooperativa “I Briganti di Cerreto” organizza, dal 12 ottobre al 30 novembre presso l’antico borgo di Cerreto Alpi, visite al metato, mulino e sentieri, percorsi nei castagneti e nei sentieri d’Appennino, con itinerari, colori, frutti, profumi e racconti di autunno. Informazioni su www.ibrigantidicerreto.com. (l.t.)
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