«Più ingressi grazie ai biglietti omaggio»
È l’idea di uno degli espositori per aumentare le presenze. Uno stand ha cominciato a lasciare la kermesse nel pomeriggio
REGGIO EMILIA. Ore 13.45 circa, viale Filangieri. Ampia disponibilità di posti auto nel parcheggio di fronte alle fiere, dove ieri ha chiuso i battenti “Reggio a Tavola”, l’esposizione iniziata venerdì scorso con lo scopo raccogliere l’eredità e i fasti di “Casa&Tavola”, per oltre 20 anni una delle manifestazioni di maggior richiamo del panorama fieristico reggiano. È da poco passata l’ora di pranzo. Ma tra gli stand non si registra il pienone, nonostante alcuni espositori raccontino che le presenze del sabato sera siano andate un filo meglio rispetto al venerdì e al sabato pomeriggio, quando invece molti standisti si sono mostrati delusi e arrabbiati per gli incassi al di sotto delle loro aspettative.
Il loro bilancio per la manifestazione non è dei migliori. E il nodo su cui la maggior parte degli espositori punta il dito è la pubblicità riservata all’evento. Un aspetto sul quale dall’organizzazione, la Sgp di Carpi, ha assicurato invece di non essersi tirata indietro, sostenendo di aver pubblicizzato l’evento in maniera adeguata attraverso manifesti, dépliant, coperture sui social e su internet, oltre ad aver acquistato spazi pubblicitari sulla stampa locale. I numeri dell’evento, tuttavia, arriveranno soltanto oggi, a bocce ferme, quando dati alla mano gli stessi organizzatori tireranno un bilancio definitivo delle presenze, sommando anche gli ultimi visitatori della domenica: un evento atteso per capire le potenzialità di viale Filangieri, dove in base gli accordi tra Reggio Emilia Fiere e FieREmilia si potranno svolgere eventi nel 2016.
Varcati i cancelli, l’ufficio informazioni delle fiere – subito sulla destra – fa sapere che i biglietti si fanno dentro il padiglione. Il piazzale è deserto. Raggiunta la biglietteria, ci sono due ragazzi che strappano i ticket. La “fila” è di due o tre persone. Biglietto intero: 5 euro. Si entra. Dalla Sardegna alla Puglia, dal Veneto alla Calabria, fino alle eccellenze gastronomiche reggiane.
La domenica mattina, raccontano dal Salumificio San Martino, fino alle 12 gli ingressi sembravano aumentare. Ma, spiegano, «abbiamo pensato di distribuire biglietti omaggio ai visitatori del vicino mercato del bestiame», che così hanno preso due piccioni con una fava. Un’impressione di affollamento durata poco, per tornare subito alla normalità. Tra gli espositori, regna soprattutto delusione. E qualcuno ha cercato di strappare agli organizzatori uno sconto sui costi d’allestimento, facendo notare di non essere riuscito a rifarsi delle spese. Come uno stand proveniente dalla Puglia, che già intorno alle 14.30 decide di sbaraccare. «Non abbiamo niente contro gli organizzatori – racconta uno degli espositori pugliesi – con loro lavoriamo spesso e anche bene. Come avvenuto a Carpi e a Bologna, dove c’era un pienone. Ma questa volta non è andata».
‘Nduja calabrese, pecorino sardo, salumi su salumi, birra al sale di Cervia. E poi olio pugliese con olive coratine di Andria, specialità dolciarie siciliane, latticini di ogni tipo, vini friuliani e veneti. Un percorso tra le golosità che tutti gli espositori invitano calorosamente ad assaggiare. La Big srl di Calerno di Sant’Ilario decide addirittura di regalare gli erbazzoni: «Rischiano di rovinarsi, non è venuto nessuno. Dovremo buttarli». Qualcuno dei visitatori commenta che i prezzi dei prodotti in esposizione siano troppo alti.
Ma è davvero così? Una confezione con un salame strolghino e un pezzo di mortadella costa dieci euro. Il pane? Un chilo di pugliese si porta a casa con sei euro. Lo stesso prezzo di un barattolo di pecorino sardo spalmabile. I panini farciti invece costano 2 o 3 euro. E il cibo è davvero di ottima qualità, com’è possibile capire dagli assaggini, a dirla tutta non troppo sostanziosi. Intorno alle 15, la visita finisce. Sulla soglia è possibile incrociare qualche gruppetto di visitatori in entrata. È ciò che gli espositori attendono dall’inizio dell’evento. Ed è ciò che gli stessi organizzatori sperano di rilevare alla fine della fiera, tirando la somme della manifestazione.
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