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Automobilista assolto ma è polemica con i vigili

di Tiziano Soresina
Automobilista assolto ma è polemica con i vigili

Castelnovo Monti: dalla multa contestata, all’accusa di aver offeso una vigilessa Ma due testimoni scagionano il 59enne. Lui chiede le scuse, il sindacato dice “no”

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CASTELNOVO MONTI. Nonostante sia passato oltre un mese dall’esito giudiziario, infuriano le polemiche – specie sul web – fra un 59enne e la polizia municipale di Castelnovo Monti.

Ma di che vicenda si tratta, visto che dall’inchiesta si è passati ad un processo e infine ad un botta e risposta a distanza?

E’ la storia di una multa per divieto di sosta. Il 10 agosto 2012 il milanese Franco Capone arriva con l’auto in via Roma e la parcheggia nello spazio di carico-scarico per andare a chiedere un’informazione nella biblioteca comunale che è proprio lì davanti. Appena il 59enne ritorna alla macchina vi trova un accertatore che ha già biro e verbale in mano. Sta già scrivendo. Capone fa presente che ha lasciato in sosta l’auto per pochi attimi, ma l’accertatore non gli crede («Le macchine non parlano»). Scatta la multa, ma ne nasce anche un’animata discussione perché l’automobilista vuole che vengano ascoltate le due bibliotecarie a cui ha chiesto l’informazione sulla cooperativa che sta cercando. E’ a quel punto che arriva una vigilessa: chiede a Capone i documenti e la “temperatura” aumenta. Lui va in biblioteca a cercare conforto alle sue parole, arrivando però – secondo la procura che poi ha aperto un’inchiesta – ad offendere la vigilessa: «Lei non è una poliziotta ma un vigile, vada a fare la poliziotta da un’altra parte, qui tutti sanno che è nervosa e ha bisogno di cure». Perché torni la calma devono arrivare altri vigili e il 59enne, oltre che multato finisce anche al comando, da cui ne uscirà con una doppia denuncia: rifiuto di fornire le proprie generalità e oltraggio a pubblico ufficiale.

La svolta arriva però al processo, in cui le due bibliotecarie ribattono che la frase sui disturbi mentali l’ha detta la vigilessa all’automobilista («Lei deve farsi curare perché è matto»). La procura insiste (chiesti 6 mesi di condanna), anche perché la vigilessa – in aula – conferma tutto. Ma la testimonianza delle due impiegate comunali ha fatto breccia e il giudice Silvia Semprini assolve Capone “perché il fatto non sussiste”. Come richiesto dall’avvocato difensore Alessandro Conti: «Il mio assistito non ha detto quella frase come riportato dalle testimoni – rimarca il legale – e la denuncia è giustamente caduta».

Tutto finito? Macchè. In una lettera aperta che ha “rimbalzato” su siti e profili facebook, Capone ha chiesto le scuse «se non proprio del sindaco, almeno di uno di quegli agenti che hanno assecondato le accuse della vigilessa».

Gli ha risposto il sindacato della polizia locale Sulpl a difesa della vigilessa.

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