Giacomina Castagnetti «Salviamo queste opere»
A 89 anni la «partigiana sul trattore» incontra i ragazzi e li sostiene «Portate avanti col cuore i vostri progetti, cancellarli sarebbe un errore»
Se è vero che la vicenda delle Reggiane fa parte della storia, c’è chi può dire di averla vissuta più direttamente di altri. Come Giacomina Castagnetti: vitalissima 89enne di Castelnovo Monti, partigiana, militante per i diritti della donna nell’UDI, combattente nella battaglia per le Reggiane, domenica è stata l’ospite d’onore, festeggiata da tutti i presenti, della giornata di street art nei capannoni di via Agosti. Perché la conoscevano bene, anche se non di persona.
Giacomina è la protagonista di una celebre e bellissima foto scattata 65 anni fa, mentre lei guida il trattore R60, il “figlio dell’occupazione”, attorniata da altre donne sorridenti nel cortile dell’officina. L’occasione era speciale: per sostenere la mobilitazione doveva arrivare a Reggio Palmiro Togliatti, e il PCI e il sindacato pensarono di offrire un doppio simbolo di emancipazione. Il trattore fatto in proprio guidato da una ragazza, non dal “solito” uomo. Giacomina venne reclutata per imparare a guidare il mezzo, cosa che fece – da buona contadina – in poco tempo. Nello scatto, è alla prova generale, e le donne al suo fianco sono tutte le consigliere comunali elette per il PCI nel primo voto libero. La sfilata per Togliatti non si fece, poi, ma la foto rimane, riscoperta dopo decenni di oblio. E Giacomina è ancora qui a ricordare tutto quanto: «l’occupazione era un momento triste, ma le persone non erano tristi. Tutta la città si era mobilitata per aiutare gli operai, i contadini portavano da mangiare, altri davano una mano con i bambini. Io non sono un simbolo, non mi piace definirmi così, facevo parte di un movimento più ampio, che lottava per dare dignità alle donne», spiega decisa.
Il tour per le Reggiane ha regalato tanti bei momenti. Prima, una bella “sgridata” al bravissimo autore del disegno del trattore, in questo caso guidato da un operaio con baffi: «non avevo mica i baffi, io! Lo guidavo anche io che sono donna». Poi, il momento più commovente, la firma della stessa Giacomina fra i writer, guidata col pennello dalle mani premurose dei ragazzi. Senza mai rinunciare allo spirito. «Adesso, signora, anche lei è ufficialmente una vandala», le ha detto sorridente il suo fiancheggiatore. «Ma guarda che io in galera ci sono già stata», ha risposto lei a bruciapelo. Ed è tutto vero, nel 1948 si fece 40 giorni di carcere per aver partecipato a una manifestazione di solidarietà a favore di operai rubieresi. La quasi 90enne ha le idee molto chiare sulla street art e sul futuro delle Reggiane. «Con questi ragazzi sono stata benissimo, sono giovani bravi che fanno dei bei disegni. Mi dispiace solo pensare che molte delle loro opere potrebbero venire distrutte, se tirano giù i capannoni. Io proporrei che anche a Reggio ci fosse un luogo dove questi artisti possono lavorare liberamente», ragiona. E le Reggiane, che potrebbero venire ristrutturate? «Concordo in pieno con chi dice che almeno le opere più importanti debbano comunque essere salvate, i reggiani hanno tanta sensibilità e altri sicuramente la pensano come me». (adr.ar.)
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