Le guardie: «Siamo ostaggio dei detenuti»
Ieri mattina picchetto del Sappe: «Poco personale e carenza tecnologica, qui dentro è il caos»
REGGIO EMILIA. Aumento del numero del personale penitenziario, incremento degli strumenti tecnologici e la creazione di un protocollo con l'Ausl per il trattamento dei detenuti con patologie psichiatriche. Queste le tre richieste principali del Sappe, che ieri ha manifestato le sue esigenze con un picchetto davanti al carcere. Una trentina i presenti, la maggioranza dipendenti della Pulce ma qualcuno è arrivato anche da Modena e Parma. Attualmente il personale della struttura comprende 170 persone, ma fra turni, giorni di riposo e malattia, effettivamente ci sono circa 50 secondini alla volta in servizio. A fronte di 171 detenuti.
«Ad aggravare la situazione - spiega il segretario provinciale Michele Malorni - c'è poi il fatto che sono tutti in regime aperto, ovvero possono uscire liberamente dalle celle dalle 8.45 alle 20 e circolare all'interno di uno spazio delimitato». Spazio in cui, tuttavia, le guardie carcerarie non entrano per ragioni di sicurezza, potendo quindi controllarne dall'esterno solo una piccola parte. «Non ci sono infatti - continua Malorni - sistemi di video sorveglianza e ci dobbiamo affidare solo a quel poco che vediamo per evitare atti di violenza». Da quando poi gli Opg hanno chiuso la percentuale di detenuti con problemi psichiatrici è aumentata a dismisura, ed è quella che causa maggiori problemi. «Si tratta del 65% del totale, molti di loro tendono all'autolesionismo e andrebbero tenuti in regime chiuso sotto osservazione. Per questo serve un tavolo con l'Ausl, è urgente la creazione di un protocollo condiviso».
Altra questione è quella della carenza di personale: la struttura per poter funzionare correttamente a pieno regime avrebbe bisogno di circa 50 guardie carcerarie in più. «Attualmente mancano quattro commissari di cui un comandante - spiega Malorni - undici ispettori uomini, undici sovrintendenti uomini e due donne, 20 agenti assistenti. Speriamo che a novembre, quando si decideranno le assegnazioni, le nostre richieste verranno ascoltate». Più strutturale è l’intervento che sarebbe necessario per colmare la carenza tecnologica del penitenziario, che ha scarse misure antiscavalcamento e antintrusione e pochi strumenti di videosorveglianza. Ma il problema è sentito anche a livello nazionale, come testimonia la presenza alla manifestazione del segretario generale aggiunto del Sappe Giovanni Battista Durante. «Il carcere è nel caos totale - attacca il sindacalista - e la politica non sta facendo nulla. Aprire le celle senza poi organizzare attività alternative per i detenuti e lasciarli abbandonati a se stessi è svilire lo scopo di recupero della detenzione. E le guardie penitenziarie sono ostaggio di carcerati che minacciano di farsi del male come forma di protesta».
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