Riccardo voleva partire per l'Africa
San Polo, il giovane morto in auto sognava di andare all'estero per lavorare
SAN POLO «Mi chiamava "la sua mamy", per me era come un figlio. L'ho sentito l'ultima volta il giorno prima che morisse. Ha detto che sarebbe partito per l'Africa. Non riesco a credere che non ci sia più». Con queste parole Patrizia Antonazzo, 41 anni, ricorda Riccardo Grasso, il giovane diciannovenne morto martedì in un tragico incidente d'auto a Montechiarugolo (Parma). Patrizia è una dipendente della casa-famiglia parmigiana "Madamadorè", e al telefono, con la voce spesso rotta dal pianto, spiega che il giovane è stato ospitato nella struttura da quando era quindicenne fino alla maggiore età.
Qui Patrizia ha conosciuto Riccardo quattro anni fa: «Non gli ho mai chiesto perché fosse da noi, non lo volevo forzare. L'ho sempre lasciato libero di sfogarsi qualora ne avesse sentito la necessità, ma lui non mi ha mai detto nulla». Nonostante questo, però, «fra di noi si è subito creato un legame speciale. Non so spiegare perché, ma so che c'era. Ha festeggiato con noi i suoi diciotto anni, e poi è tornato a vivere con la sua famiglia d'origine, ma ci sentivamo tutti i giorni». A quel punto dalla cornetta esce un lungo sospiro, come a cercare di metabolizzare quanto successo, e poi aggiunge: «Il suo buongiorno e la sua buonanotte per me erano la quotidianità, non posso parlare di lui al passato, per me è ancora qui».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12258561:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/10/13/news/auto-nel-canale-muore-19enne-di-san-polo-1.12258561]]
Il giovane ha vissuto la sua adolescenza con la donna come punto di riferimento. Con lei ha condiviso il tentativo di fare un anno nell'istituto alberghiero di Salsomaggiore, poi i due anni passati all'istituto tecnico Secchi, due anni prima di rinunciare. Con lei ha condiviso il percorso che lo ha portato a ottenere la qualifica da elettricista a Parma e, infine, la gioia più grande: quella di diventare papà.
«Me lo ha detto ad agosto – ricorda la donna – è venuto sotto casa per darmi l'annuncio. "Stai per diventare nonna", mi ha detto, "la mia ragazza è incinta ma tu farai sempre parte della mia vita"».
Quello di avere un figlio è sempre stato il suo desiderio più grande, come se farsi una famiglia volesse dire diventare davvero grande, riscattarsi completamente. «Già in comunità non vedeva l'ora di avere un bambino. Mi diceva sempre che, quando sarebbe successo, lui si sarebbe comportato in modo diverso; che gli avrebbe insegnato tutto quello che aveva imparato da me».
Come tutte le cose che facevano parte della vita del giovane, anche questa è stata vissuta pienamente da Patrizia, e i rapporti con la futura mamma sono molto buoni. Tant'è che l'ultima volta che si sono sentite è stata proprio martedì, quando Riccardo era già morto ma la notizia ancora non si sapeva. «Mi ha scritto un messaggio in mattinata dove mi chiedeva: "Hai sentito Richi? Non mi risponde al telefono". Io non le ho saputo dire nulla e le ho detto di farmi sapere, e così ha fatto qualche ora dopo. Mi ha chiamato e mi ha detto che il mio bambino non c'era più».
Ma la cosa più assurda, che rende ancora più drammatica una vicenda di per sé già terribile, è che dopo anni la vita stava finalmente cominciando a sorridere al ragazzo. «Quando mi ha chiamato – conclude la donna – mi ha detto che a breve sarebbe partito per il Marocco assieme alla ditta per cui stava lavorando da oltre un anno; che il titolare gli aveva promesso che presto sarebbe stato assunto». Un viaggio in Africa che forse sarebbe rimasto il sogno di un ragazzo. È lo stesso Mauro Colla, titolare della CtgCoop per cui avrebbe lavorato Riccardo, a smentire tutto: «Non è mai stato un mio dipendente. Aveva fatto uno stage e veniva a trovarmi ogni tanto. Chi dice che gli avevo promesso un posto dice il falso».
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