Amianto, Cavallaro in Procura Oggi convegno con Guariniello
Rubiera, il sindaco fornisce altre indicazioni dopo la denuncia per i 47 cittadini colpiti da mesotelioma Processo di Torino: alle 15.30 un incontro pubblico con il procuratore alla Camera del lavoro di Reggio
RUBIERA. I familiari e i sindacati non s'arrendono. Per le vittime riconosciute dell'amianto (centinaia di casi in Italia, di cui sessanta a Rubiera, dove la ditta Eternit aveva lo stabilimento di produzione Icar) pretendono la giustizia che finora non è stata resa. Le loro speranze sono riposte in Raffaele Guariniello, il procuratore della Repubblica che, ipotizzando l'accusa di omicidio volonario, ha riaperto il processo a Torino dopo la prescrizione che ha annullato la condanna a diciotto anni per disastro ambientale doloso comminata all'industriale svizzero Ernst Stephan Schmidheiny.
Oggi pomeriggio Raffaele Guariniello, procuratore della Repubblica di Torino, farà il punto dell'iter processuale alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia in un incontro pubblico promosso dalla Cgil, che sarà aperto alle ore 15.30 con un intervento di Alberto Prunetti, autore del libro "Amianto, una storia operaia", edizione Alegre, in cui si racconta il calvario emblematico di un operaio «che respira zinco, piombo e buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d'amianto trova la strada verso il torace».
Alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia parleranno, inoltre, Bruno Pesce, coordinatore di Afeva (associazione familiari e vittime amianto) di Casale Monferrato, Salvatore Fais, ex-operaio delle Officine grandi riparazioni di Bologna, e Ciro Maiocchi, responsabile della Camera del Lavoro per la salute e la sicurezza.
Il dibattito sarà coordinato da Giorgio Mottola, giornalista di Report (Rai 3) e già autore di inchieste su questo argomento.
Nella scorsa primavera era stato il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, a riaccendere la battaglia giudiziaria, per quel che riguarda la nostra provincia, presentando una denuncia per quarantasette suoi cittadini colpiti e perlopiù uccisi dal mesotelioma pleurico maligno, il tumore provocato dall'esposizione alle fibre d'amianto.
A Rubiera i sopravvissuti dello stabilimento Icar, che ha chiuso i battenti nel 1994, non sono solo le centinaia di lavoratori di quella fabbrica, ma anche i residenti che convivono con la paura di ammalarsi da un momento all’altro per avere respirato le fibre del materiale poi rivelatosi pericoloso. «Purtroppo – ha spiegato il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro – ci saranno altre vittime, perché secondo le stime il picco massimo delle conseguenze sarà raggiunta nel 2020».
Il ricorso presentato dal sindaco Emanuele Cavallaro, tuttavia, non si traduce immediatamente in una causa, non trattandosi di una class action. Occorre che ciascuna delle parti interessate proceda per proprio conto.
Due giorni fa (martedì mattina) il sindaco di Rubiera è andato in Procura a Reggio Emilia per fornire ulteriori indicazioni rispetto alla sua denuncia presentata nella primavera scorsa.
Nel primo processo, concluso con la prescrizione, su 258 ricorrenti i reggiani erano venti. Per il processo bis si sono aggiunte altre 94 denunce, di cui due provenienti dalla nostra provincia.
«Per ognuno di questi casi – osserva Ciro Maiocchi, responsabile della Camera del Lavoro per la salute e la sicurezza – deve essere prodotta una complessa documentazione. Intanto siamo bloccati dal ricorso alla Corte Costituzionale, che dovrà decidere se si può processare per la seconda volta l'imputato precedentemente assolto. C'è anche il rischio – conclude Ciro Maiocchi – che l'imputazione sia ridotta a omicidio colposo, che prevederebbe una nuova prescrizione».
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