Bancarotta: arrestato Fabbi della NewLine
Ai domiciliari il presidente della società reggiana e la figlia. Sono accusati di aver distratto 2 milioni da una ditta di Torino
REGGIO EMILIA. È di tre arresti e cinque denunce il bilancio di una operazione della guardia di finanza relativa al fallimento di una importante società informatica torinese, la Ellegi 2, che porta però direttamente a Reggio Emilia. Gli arresti domiciliari, infatti, sono scattati per il titolare della New Line, Verther Fabbi, 70enne e noto imprenditore reggiano. La medesima ordinanza è stata emessa in capo alla figlia di Fabbi, Elena. Secondo l'indagine torinese, coordinata dal pm Ciro Santoriello, gli arrestati hanno approfittato delle difficoltà in cui versava la Ellegi 2 - fallita con sentenza emessa nel 2014 dal tribunale di Torino - per acquisirne poi il controllo, distraendo dalle sue casse due milioni e mezzo di euro. Il danno erariale, tra Iva non versata e fatture per operazioni inesistenti, è invece di 5 milioni di euro.
Gli arresti scattati con l'indagine piemontese fanno storia a sé ma avranno certamente riverberi anche a Reggio. Fabbi, infatti, oltre a risultare amministratore della Ellegi 2 (12 milioni di fatturato e 12 dipendenti nel 2012, quando era ancora in attività) è il presidente del gruppo New Line, società di spicco a Reggio, con sede legale in via Kennedy e quella operativa in via Mazzacurati, in grado di produrre ricavi per quasi 100 milioni di euro impiegando circa 40 lavoratori diretti. Una realtà imprenditoriale che andava dall'informatica, alla vendita di legname fino all'attività legata al ciclismo, che aveva portato all'acquisizione di un ramo della Caam Sport, la rinomata cooperativa compresa ora nel fallimento della New Line. Il crollo della capogruppo ha avuto effetti a catena con fallimenti anche delle altre controllate New City srl e Omega srl. Proprio del caso New Line si sta occupando da qualche tempo anche la procura di Reggio, che ipotizza una maxi frode, attraverso false fatturazioni, del valore di alcune centinaia di milioni di euro. Investigazioni messe in fila unendo diversi filoni investigativi su cui stanno lavorando i pm Valentina Salvi e Giacomo Forte, coordinando gli accertamenti della guardia di finanza. Secondo la procura, la New Line sarebbe a capo di una struttura in grado di emettere fatturazioni per operazioni inesistenti.
Sempre la procura reggiana sta collaborando con quella di Modena mettendo in relazione Fabbi con i fratelli Maurizio (46 anni) e Marco Foroni (52 anni) - il primo residente a Boretto, il secondo a Castelnovo Sotto - entrambi al centro dell'inchiesta “Plafond”, affidata alle Fiamme gialle di Modena e coordinata dal pm Claudia Natalini. Anche nel caso dell'inchiesta modenese farebbero capolino le frodi carosello sull'Iva del valore di 20 milioni. Secondo la procura Verther Fabbi sarebbe una sorta di prestanome di Foroni, vero dominus della galassia imprenditoriale.
Un giro vorticoso di soldi individuato da diverse indagini e che attraversa diverse province, dove spuntano nomi e legami apparentemente distanti ma con rapporti d’affari consolidati. Il caso più eclatante riguarda un conto alle Poste di piazzale Marconi - zona stazione di Reggio - movimentato da tale Angelo Magri, che è risultato essere una sorta di factotum di Maurizio Foroni. In quel conto operano diverse società: la sola Ica srl di Cattolica vi ha accreditato ben 71 milioni. Per la guardia di finanza Foroni è all’apice dell’associazione a delinquere e l'amministratore di fatto della New Line. Magri ammette agli inquirenti di essere un prestanome e gli assegni cospicui che versa nell'ufficio postale gli sarebbero stati dati da un'indagata reggiana: denaro che poi ritornava all'indagata nella sede della New Line. <QM>(e.l.t.)
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