Banco Emiliano: congelate le quote dei 19 mila soci
Bankitalia ha reso noti gli esiti dell’ispezione dopo la fusione con Cavola e Sassuolo. Alai e Piccinini: «Ora cercheremo di facilitare lo scambio di quote tra i soci»
REGGIO EMILIA. E’ stata congelata la possibilità per i soci di Banco Emiliano di cedere la propria quota di capitale sociale. Una misura assunta dalla banca a seguito della fusione - avvenuta nel 2013 - tra la stessa Banca Reggiana e la Banca di Cavola e Sassuolo (un’operazione in virtù della quale il bilancio 2014 è stato chiuso con una perdita di 14 milioni di euro), per rispettare i parametri fissati dalle norme europee e a salvaguardia del patrimonio e del capitale sociale. Un percorso di fusione sofferto tra i soci di due banche cooperative, a suo tempo avallato da Bankitalia, che dopo l’assemblea di bilancio del 26 maggio scorso ha effettuato un’ispezione i cui esiti sono stati comunicati al Banco Emiliano il 2 ottobre scorso.
Proprio l’attesa dell’esito di questa ispezione e la necessità di riequilibrare il capitale sociale detenuto dagli ex soci di Banca Reggiana e di quelli della Cavola e Sassuolo, sono le ragioni addotte dai vertici di Banco Emiliano nell’assumere questa misura difensiva e a rallentare il trasferimento di quote azionarie, sia da un socio all’altro, sia il riacquisto di azioni proprie da parte della banca.
Questi i provvedimenti che i vertici aziendali hanno deciso di mettere in campo per bloccare ogni illazione sulla solidità della banca e i timori di quella settantina di soci che nelle scorse settimane si sono sentiti rispondere che non era possibile cedere la propria quota sociale. Una situazione, hanno spiegato alla Gazzetta il presidente Giuseppe Alai e il direttore generale di Banca Reggiana Marco Piccinini, che troverà soluzione nei prossimi giorni.
Dice Alai: «Le ragioni del rallentamento della restituzione del capitale - perché di questo si tratta, e non di sospensioni, non essendosi verificata alcuna delle condizioni previste da Statuto sociale e leggi per l'immediato rimborso delle quote - è legata a due elementi essenziali. In primo luogo, dopo la negativa chiusura del bilancio 2014, che ha comunque lasciato ben solida la patrimonializzazione della Banca, vi è stata la necessità di interpretare in modo adeguato le regole che stavano avanzando in termini di gestione del capitale, imposte nelle loro linee da uno specifico regolamento europeo (Crr), entrato in vigore solo nel 2014».
Ma aggiunge Alai, esprimendo un giudizio negativo sull’operato degli ex vertici della banca di Cavola e Sassuolo, «contemporaneamente si sono resi necessari un'importante opera di sistemazione del credito deteriorato proveniente dall’ex Bc di Cavola e altrettanto importanti riconteggi di interessi legati a operazioni con la clientela». In questa necessità probabilmente sta un'altra delle ragioni che hanno portato al congelamento nella restituzione del capitale sociale versato dai soci.
«Da qui, dunque - aggiunge ancora Alai - e pur rimanendo dentro le normative e le regole del nostro statuto, un rallentamento necessario e finalizzato a una valutazione complessiva dei nuovi requisiti patrimoniali impostati dall'organo di vigilanza. Ora, a seguito della comunicazione pervenutaci il 2 ottobre scorso nella quale si indicavano con precisione questi requisiti con disposizioni che lasciano la nostra Banca nell'assoluta tranquillità operativa, stiamo concludendo l'impostazione di una necessaria riarmonizzazione dell'apporto di capitale sociale che si era sviluppato in modo assai diverso tra le due Bcc confluite in Banco Emiliano».
Un altro passaggio fondamentale che conferma come Banco Emiliano si è trovato ad amalgamare due realtà diverse. I soci dell’ex Banca Reggiana detengono mediamente un capitale sociale di circa 1.000 euro a testa, mentre la media degli ex soci di Banca di Cavola e Sassuolo è di circa 8mila euro. Inoltre in molti casi i secondi consideravano il capitale sociale come una qualsiasi obbligazione in quanto avevano ricevuto dalla banca la garanzia del suo riacquisto in ogni momento. Da qui i timori di chi si è visti congelare i propri investimenti.
«Che è garantito come valore nominale», ha sottolineato Alai, ma è altrettanto vero che non dà alcun rendimento.
Ora conclude il presidente di Banco Emiliano «proprio in virtù di una tranquillità certificata anche dagli organi di vigilanza, a giorni riprenderemo dunque l'opera di facilitazione dello scambio delle quote tra i soci e, contemporaneamente, procederemo alla richiesta della necessaria autorizzazione della Banca d'Italia per poter utilizzare il fondo - già costituito - per l'acquisto, da parte della Banca, di azioni proprie, fermo restando il fatto che è a tutela degli stessi soci che abbiamo voluto verificare e certificare i requisiti e le condizioni patrimoniali necessarie a un’operatività che incide in modo positivo e rilevante sulle comunità locali e sul territorio».
Fin qui la risposta del presidente che certifica la fusione a freddo tra due banche cooperative reggiane abituate ad agire in modo molto diverso. «Banca Reggiana - ci hanno spiegato ieri - ha sempre diversificato i propri impieghi, mentre la banca di Cavola e Sassuolo era molto esposta sul settore immobiliare».
«Oggi - ha concluso il direttore generale Marco Piccinini - contiamo 19.349 soci e dall’inizio dell’anno i nuovi sono stati 942, a fronte di 72 richieste di recesso. Abbiamo un capitale sociale di 39 milioni di euro, e un patrimonio di 114 milioni di euro. Valore superiore al minimo richiesto dalla normativa vigente e a quello di altre banche a dimensione nazionale».
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