Correggio, processo a Cesi: «Pagai io le spese extra dell’alloggio»
L'ex comandante dei carabinieri nega l’idromassaggio («vasca normale, prevista») e le minacce a sindaco e vice: «La Gobbi? La mia talpa in Comune»
CORREGGIO. Una deposizione-fiume e nemmeno ultimata, ma non poteva essere diversamente visto che sono ben 27 i capi d’imputazione a cui ieri pomeriggio – in tribunale a Reggio – il luogotenente Roberto Cesi ha replicato con lucidità chirurgica, senza mai perdere il filo, con solo qualche momento di commozione, condendo il tutto anche con delle rivelazioni.
Ha lamentato l’accanimento giudiziario nei suoi confronti («Un furore investigativo mai visto, sentite cento persone, nemmeno negli omicidi più gravi si mettono a verbale») con tanto di ritiro della pistola e del tesserino due giorni dopo il trasferimento da Correggio a Modena (il 29 dicembre 2011) per problemi psichici («Ho fatto ricorso e denunciato la psicologa dell’Arma che non mi aveva nemmeno visitato»). Ha bacchettato poi chi ha indagato, dicendo che non sono stati acquisiti determinati filmati del sistema a circuito interno della caserma e diversi tabulati telefonici che l’avrebbero discolpato su non poche accuse. Si è definito un carabiniere d’altri tempi: «Ho sempre avuto capacità d’ascolto sulle problematiche e due persone, dopo il mio trasferimento, si sono suicidate...».
E riguardo alla realtà di Correggio ha sottolineato come ben presto si rese conto che «vi fosse un lassismo nelle manifestazioni, mai comunicate all’autorità di pubblica sicurezza», aggiungendo che anche a livello di locali pubblici «sugli orari di chiusura ognuno faceva quello che gli pareva». Da lì il suo impegno come comandante dei carabinieri – ha rimarcato Cesi – di far applicare nei suoi 13 anni d’attività in loco ordini di servizio dell’Arma e le norme del testo unico degli enti locali. Con una chiosa ripetuta più volte: «Mai avrei pensato che dietro a quanto mi è accaduto vi fossero sindaco, vice, assessori, insomma il Comune».
Bordate pesanti le dà sul versante-nuova caserma che lo vede accusato di concussione. Prima specifica che il Comune (proprietario dell’immobile) non ha fatto beneficenza, perché ha strappato all’Arma, con la nuova struttura, un affitto molto più alto (75mila euro all’anno, rispetto ai 19 milioni di vecchie lire di quando i carabinieri erano in un edificio sempre comunale in centro).
Poi va all’attacco dei quasi 18mila euro di migliorie extracapitlato (per l’accusa le avrebbe imposte all’Unieco, costruttrice dell’edificio) che gli vengono contestate: «Si tratta di cose tutte previste anche nel primo progetto, varianti approvate dal Comune. Ho poi speso di tasca mia 40mila euro e vi sono gli assegni che lo dimostrano. Spesi quei soldi perché nel 2007 mi aspettavano almeno altri 15 anni di lavoro e volevo rendere piacevole l’abitazione in caserma. E ci ho solo rimesso, perché i cartongessi sono rimasti nell’alloggio, i due camini non li utilizzo».
Poi ci tiene a ben specificare la nota vicenda della vasca idromassaggio («Su questo e altro ho incassato un vergognoso attacco mediatico, specie sui social»), dando una versione ben diversa: «E’ una vasca normale con doccia inserita, scelta per il bagno dei miei figli, del costo di 2.200 euro. Mi è stata mostrata all’interno della ditta Gualtieri, mi è andata bene. Non l’ho pagata perché nessuno me l’ha mai chiesto! Il sindaco è venuto tante volte a casa mia ma non mi ha mai segnalato nulla, nemmeno la vasca».
E sempre relativamente al primo cittadino Marzio Iotti ha negato di averlo mai minacciato nella telefonata del 30 dicembre 2011. «Telefonai al sindaco che consideravo mio amico e 5 giorni prima mi aveva mandato gli auguri di Natale, per informarlo del mio trasferimento. Non sapevo cosa stesse succedendo e gli dissi che comunque mi sarei vendicato delle persone che mi accusavano ingiustamente. Frase che non era rivolta a lui, nemmeno sapevo allora che gli amministratori correggesi erano coinvolti». Cesi nega anche le minacce al vicesindaco Emanuela Gobbi, dicendo papale papale che, anzi, lei era la sua “confidente” all’interno del Comune.
«L’incontravo però solo in caserma per evitare maldicenze – ha rimarcato parlando della sua “talpa” – ed erano colloqui informali, confidenziali, del tutto amichevoli, anche su cose di famiglia. Mai minacciata». L’ex comandante dice però di non aver mai dimenticato il proprio ruolo investigativo, sentendo anche la sua “confidente” come persona informata dai fatti in quanto facente parte del cda «quando indagai sul Convitto Corso per un ammanco di un milione e mezzo di euro».
Mentre sul versante-concussione il luogotenente – sollecitato per tutta la deposizione dalle domande dell’avvocato difensore Giuseppe Rossodivita – ha negato di aver costretto Juri Ialacci all’assunzione di due giovani nel suo chiosco e men che meno l’ingaggio di due parcheggiatori al locale “Room 77”. Un’autentica maratona che si stoppa intorno alle 19 (l’udienza è iniziata alle 14.30) e riprenderà il 28 ottobre con i rimanenti capi d’imputazione da affrontare, poi sarà la volta di parte civile (l’avvocato Gianluca Vinci) e pm (Giorgio Grandinetti e Giacomo Forte) con il controesame. Di certo, sarà ancora battaglia.
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