Aemilia, Finale rischia lo scioglimento
L’alternativa, per la commissione prefettizia, è la rimozione di alcuni dirigenti. Deciderà l’Interno
REGGIO EMILIA. Scioglimento del Comune o almeno la rimozione di alcuni dirigenti dell'ente. Sono queste le due possibilità contemplate per il Comune di Finale Emilia dal prefetto di Modena, Michele di Bari, che ha ricevuto nelle settimane scorse la relazione dei tre commissari designati per verificare le eventuali infiltrazioni della malavita nella macchina comunale finalese. Il prefetto ora dovrà proporre a breve al Ministero dell'Interno, con una relazione, quanto valutato.
E’ un primo importante strascico dell'inchiesta “Aemilia”, che aveva toccato il Comune di Finale con l'arresto dell'ex responsabile dei Lavori pubblici Giulio Gerrini accusato di abuso di ufficio, per l'assegnazione di lavori per la ricostruzione post sisma alla ditta Bianchini, ritenuta in contatto con ambienti malavitosi.
I tre commissari prefettizi non hanno riscontrato infiltrazioni mafiose, ma avrebbero annotato come le barriere anti-infiltrazioni e quindi il rischio di potenziali condizionamenti siano assai limitate. E a questa sintesi sono arrivati verificando i documenti, le determine, le competenze. Su questo avrebbe avuto un peso l’assenza di un segretario comunale. Così come hanno avuto un ruolo nel giudizio della commissione gli atti firmati da Gerrini, così come gli altri incartamenti del terremoto.
Ora, il Ministero dovrà stabilire se la responsabilità è soprattutto politica (e si andrebbe verso lo scioglimento del Comune, per almeno 12 mesi) oppure se vi siano in primis limiti burocratici a cui la politica non è in grado di porre rimedio, ed ecco perché in seconda battuta il Comitato suggerisce anche il cambio dei funzionari.
In attesa, intanto, che si arrivi all’udienza preliminare del processo “Aemilia” - fissata a fine mese a Bologna - arrivano anche le risposte del Riesame sui ricorsi relativi alle misure di carcerazione. L’avvocato Carmen Pisanello, che difende Michele Bolognino, ha appena ottenuto la revoca della custodia cautelare per quattro dei 12 capi di imputazione nel procedimento Aemilia uno. Si tratta di accuse gravi: estorsione e riciclaggio nell’ambito del Cenacolo del pescatore, nel carico di mattonelle arrivate da Mantova e giunte fino in Calabria. Bolognino, però, resta dentro per gli altri capi di imputazione.
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