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Il Mercatone Uno riparte in attesa degli acquirenti

Il Mercatone Uno riparte in attesa degli acquirenti

Rubiera: presentato al ministero il piano delle riaperture di cinque punti vendita e del salvataggio del gruppo, scongiurato il ricorso a licenziamenti massicci

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RUBIERA. Riapertura di diversi punti vendita e un cammino deciso verso la cessione del gruppo a nuovi investitori. Il programma per il futuro di Mercatone Uno – fra cui la storica e radicatissima sede di Rubiera - è stato presentato mercoledì a Roma, al ministero dello Sviluppo Economio, alle parti sociali (ministero, sindacati, enti pubblici). Un appuntamento arrivato dopo che a inizio mese i tre commissari nominati in primavera dal ministero, avevano depositato, entro i termini di legge, il piano economico per uscire definitivamente dalla grave situazione di crisi che a gennaio aveva portato alla richiesta di concordato.

Il trio di vertice, Stefano Coen, Ermanno Sgaravato, Vincenzo Tassinari, ha illustrato nel dettaglio il programma per i prossimi mesi, che ha come obiettivo ultimo la dismissione entro il 2016, tramite la vendita a uno degli acquirenti che nei mesi passati ha mostrato interesse verso uno dei principali marchi italiani dell’abbigliamento, con oltre tremila dipendenti e decine di sedi su tutto il territorio italiano.

Le notizie sembrano positive, perché anche cinque negozi chiusi in primavera – Rubiera si era salvata, pur condividendo le difficoltà complessive dei dipendenti, fra ritardi e turnazioni particolari – dovrebbero a breve rialzare le serrande. Sono quelli di Roma, Carà, Pombia, Bertinoro e Taverneri, per cui la riapertura dovrebbe arrivare entro la fine del 2015. Nei primi mesi del 2016 altre cinque sedi ora chiuse dovrebbero ripartire, rimandando il gruppo Mercatone Uno sopra la quota dei 60 punti vendita e dei 300mila metri quadrati di superficie di vendita attivi, le principali aree metropolitane italiane.

Sul lungo periodo, l’elemento più rilevante è senza dubbio l’interesse all’acquisizione dell’intero gruppo, con tutti i marchi e le reti commerciali, da parte di diversi investitori, aziende italiane e straniere che vorrebbero inglobare un nome sempre molto importante nel settore arredamento.

Il programma di recupero ha escluso il ricorso alla garanzia dello stato. Ora dovrà essere approvato dal ministero, e per arrivare a questo passo si dovrà prima di tutto trovare un accordo con le varie parti coinvolte, in primis le organizzazioni sindacali che puntano ad avere maggiori tutele per gli oltre tremila lavoratori ancora sotto contratto.

Il grande timore – che ovviamente era ben presente anche a Rubiera – era quello di una riduzione forte dell’organico, anche in caso di cessione parziale o totale, all’interno di una riorganizzazione radicale. Per ora il rischio sembra scongiurato, almeno per il personale assunto, pur reduce da mesi di ritardi nei pagamenti e nei contributi previdenziali.

Un altro tema sentito, a Rubiera come altrove, è poi quello dell'indotto. (adr.ar.)

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