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Multa da Bankitalia, l’ex cda del Ccr fa ricorso

di Domenico Amidati
Multa da Bankitalia, l’ex cda del Ccr fa ricorso

Credito Reggiano: hanno pagato di tasca propria 20 mila euro: «Sanzione troppo alta e ingiusta»

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REGGIO EMILIA. Hanno pagato di tasca propria poco meno di 20mila euro alla Banca d’Italia che li ha sanzionati nel 2013 per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni. Sono gli 8 membri dell’ex cda del Credito cooperativo Reggiano, seconda bcc del nostro territorio, costretta poi a cambiare la governance per rimediare ai rilievi degli ispettori dell’organo di vigilanza bancaria. Una storia che giunge ora in tribunale per volere proprio di 6 ex consiglieri del Ccr, che hanno presentato ricorso al Tar bollando le sanzioni amministrative come «troppo onerose» e «immotivate». Tra questi c’è Piergiorgio Munarini, già vicepresidente del Ccr, oggi semplice socio, co-protagonista dell’ascesa della banca partita nel 1988 da San Giovanni di Querciola di Viano. La classica bcc locale, dove agli inizi «nessuno aveva competenze specifiche in questo ambito e il primo dipendente, diventato poi direttore generale, ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo, che nessuno avrebbe previsto», racconta Munarini. Poi, dagli anni Duemila, scatta il rafforzamento dei vertici, dei rapporti con la federazione regionale e i via libera da Bankitalia, che ne promuove la gestione. Fino al 2012, quando arriva la stangata. «Io e gli altri ex-consiglieri - afferma Munarini - riteniamo di essere stati puniti ingiustamente. La nostra banca era super controllata: aveva un ispettore interno, due Federazioni Bcc Emilia Romagna e del Piemonte, con Internal Audit e collegio sindacale. In più, non abbiamo mai preso nessuna decisione senza le dovute autorizzazioni, assunte all’unanimità dagli organi di controllo e di assistenza. La Banca d’Italia è un’autorità amministrativa indipendente che dovrebbe avere come unico fine quello di controllare il rispetto della stabilità bancaria». Da qui nasce un’idea precisa nella mente di Munarini, che fa da portavoce alla vecchia guardia.

«Noi ex-consiglieri riteniamo di essere stati puniti perché non abbiamo realizzato l’unificazione con altre banche, in particolare quelle di Cavola e Guastalla, nonostante tale unificazione fosse fortemente voluta dalla Banca d’Italia e dalla Federazione Bcc di Bologna. Non abbiamo voluto fare scelte frettolose, basate solo su spartizioni di incarichi. Volevamo invece esaminare l’impatto che una tale operazione avrebbe avuto sul nostro territorio e tenere conto del parere dei nostri soci».

Munarini e soci volevano quindi che la banca rimanesse autonoma e ben radicata sul territorio. Per ora, infatti, il Ccr è rimasto fuori dalla fusione tra la Banca Reggiana e la Cavola e Sassuolo, diventate Banco Emiliano, che presto, però, potrebbe inglobarlo. «La sanzione di 20mila euro ciascuno ci sembra assurda, considerando che il nostro gettone di presenza era di 150 euro lordi. Ci siamo dunque rivolti agli avvocati dello studio Rustichelli di Modena per ottenere la tutela dei nostri diritti. Ci hanno detto tutti che opporci alla Banca d’Italia sarebbe stata un’impresa titanica. Il ricorso al Tar del Lazio è stato ora trasferito davanti alla Corte d’Appello. Siamo convinti di aver lavorato per tanti anni con onestà ed impegno, i risultati ottenuti lo testimoniano e sono indiscutibili. Ora attendiamo la sentenza dei giudici».

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