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Cashmere a prezzi stracciati e c’è chi si rifà il guardaroba

di Chiara Cabassa
Cashmere a prezzi stracciati e c’è chi si rifà il guardaroba

E’ iniziata ieri la vendita “giudiziaria” dei capi griffati usciti dalla Simeg di Luzzara I prezzi? Dai 18 agli 89 euro. E’ caccia all’affare e nessuno esce a mani vuote

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REGGIO EMILIA. Sarà un inverno ad alto tasso di cashmere, negli armadi dei reggiani. E più che di una previsione a lungo termine, si tratta di una certezza toccata anzi accarezzata con mano. Stando alle centinaia di persone che ieri mattina hanno preso d’assalto la sede dell’Istituto vendite giudiziarie per una “importante vendita di maglieria uomo e donna in cashmere e merino”. Nessuna pubblicità in grande stile. E’ bastato un post su Facebook e il passaparola per fare il botto.

Una vendita che comunque proseguirà fino ad esaurimento merci. E siamo solo al primo lotto. Cinquemila capi griffati usciti dalla Simeg di Luzzara che, in seguito al concordato preventivo dell’azienda ora in liquidazione, sono stati assegnati dal tribunale all’Ivg per una vendita “giudiziaria” al dettaglio. Da non confondere con la vendita “fiduciaria” che, negli stessi locali, prosegue tutto l’anno con articoli provenienti da diversi stock e in ogni caso a prezzi più che competitivi. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12287095:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/18/fotogalleria/reggio-emilia-tutti-a-caccia-di-cashmere-all-istituto-vendite-giudiziarie-1.12287095]]

Giusto per fare chiarezza. Ma poco importa a chi è arrivato in via Saragat di buon’ora prima dell’apertura delle porte, e ancora meno a chi si aggira in zona alla ricerca del numero civico 19 chiedendo lumi a chi gli sta rivolgendo la stessa domanda. Poi ti accorgi di esserci. Quando inizi a scorgere uno dopo l’altro i più mattinieri che hanno già finito il loro shopping e si avvicinano alle rispettive auto chi con una sola busta chi con un numero sufficiente di maglioni da riempire una cassettiera si spera abbastanza capiente. Poi c’è chi passeggia avanti e indietro, sigaretta in bocca, nel cortile: sono rigorosamente uomini, perlopiù di mezz’età, che si sono evidentemente prestati ad accompagnare le rispettive mogli. Più che contrariati sono rassegnati. E qualcuno azzarda: «E’ una roba da pensionati...».

In realtà, varcata la soglia, l’umanità è delle più varie. Ci sono le professioniste dello shopping, donne distinte ed eleganti alla ricerca del pezzo mancante nel guardaroba che piange. Altre molto tranquille che sono qui giusto per dare un’occhiata e, visto che lo sforzo è stato fatto, mica si può andare a casa senza almeno un maglioncino anzi meglio due o tre. Ma non mancano gli uomini, e sono loro i più determinati: comprano abitualmente cashmere - dicono - e questa vendita non se la potevano perdere. Ma è davvero conveniente? Assolutamente sì. E c’è anche chi si mette a dissertare della qualità del cashmere (2 fili 3 fili 10 fili...), della sua differenza rispetto alla lana di pecora e di quanto un capo di questo pregiatissimo filato sia inconfondibile. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12286287:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12286287:1649476301/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ci sarebbe bisogno di un esperto, giusto per distinguere tra eventuali millantatori ed autentici intenditori. E l’addetto ai lavori c’è, anche se camuffato in fila indiana con il resto della banda del cashmere. Lui è uno stilista, reggiano doc (per la precisione carpinetano) ma da tempo ha la sua base a Milano e con il suo marchio Nikriva disegna e produce una linea d’abbigliamento per uomo. Che vende anche in Giappone e negli Stati Uniti. Nicolò Riva si avvicina alla cassa con i suoi acquisti: un maglioncino leggero di un delicato giallo canarino e un altro più pesante e sportivo, vagamente peruviano. «Sono qui per curiosità - ci spiega - e ho visto capi sicuramente interessanti. Certo, in queste occasioni bisogna saper scegliere, perché se è vero che i prezzi sono molto bassi, è altrettanto vero che non basta dire cashmere...».

Il pezzo meno caro? Una maglia da 18 euro. Il più costoso? Un blouson double face che ti porti a casa con 89 euro. Il vero affare. Quanti in media i capi con cui ci si presenta alla cassa? Una decina.

L’unico problema di cui nessuno in ogni caso si lamenta (evidentemente si tratta di habituée), è la procedura dell’acquisto che prevede diversi step: primo, scegliere sugli stand il capo e prendere nota del codice (ecco perché c’è chi ha le mani piene di numeri scritti a biro...); secondo, prendere il ticket (sì, come al banco della carne al supermercato o al Cup in ospedale); terzo, mettersi in fila; quarto, quando è il tuo turno ti verrà consegnato il capo scelto nella taglia desiderata; quinto, mettersi di nuovo in fila ma questa volta alla cassa; sesto... pagare. Ed è rigorosamente vietato, da regolamento, provare i capi. Così come cambiarli. Ma va detto che gli addetti alla vendita sono oltre che cortesi molto efficienti, a partire dal direttore dell’Ivg, Rocco Russo, che dirige il traffico ed evita intasamenti.

Si chiude il sipario sul primo trionfale “cashmere day”. Con un occhio al meteo. Perché a questo punto, qualche grado in meno non guasterebbe...

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