«Lupi: nei boschi il quintuplo degli esemplari previsti»
CARPINETI. «Due lupi per ogni 100 km quadrati». È una delle proposte uscite giovedì pomeriggio nell’incontro per parlare dei timori per la presenza di diversi branchi di lupi nella zona montana, un...
CARPINETI. «Due lupi per ogni 100 km quadrati». È una delle proposte uscite giovedì pomeriggio nell’incontro per parlare dei timori per la presenza di diversi branchi di lupi nella zona montana, un tema tornato di attualità la settimana scorsa dopo che una cagnetta da caccia è stata sbranata a Carpineti. Su richiesta dei sindaci di Casina e Carpineti è stata organizzata una riunione nella sede dell’Atc3 a Albinea, a cui hanno preso parte numerosi amministratori appenninici, i rappresentanti dei cacciatori e degli agricoltori, i comandanti della polizia provinciale e delle forestale e i tecnici del Parco Nazionale.
A parte l’impatto diretto dei lupi, la questione calda è la crescente sensazione di paura e insicurezza per la loro presenza, e il timore che questi animali possano diventare pericolosi per l’uomo.
Le aggressioni a persone sono rarissime, l’autunno è però uno dei momenti in cui i boschi sono più frequentati fra caccia, funghi, castagne e tartufo, e il timore di qualche incidente rimane.
Il sindaco carpinetano Tiziano Borghi ha proposto una riduzione dei lupi sul territorio a un numero ritenuto ottimale. Secondo i dati e gli esperti consultati, il dato sarebbe di circa due capi ogni 100 km quadrati. Per Carpineti, che ha un’estensione sui 90 km quadrati, si tratterebbe quindi di due lupi, mentre a oggi sembra che ve ne siano dieci nelle aree boschive. Proprio quella carpinetana è una delle zone più “colpite” nel 2015. A marzo tre caprette sono state uccise in un allevamento a Colombaia, una quarta ferita; a giugno un cane alla catena nel cortile di una casa è stato sbranato e così è successo – la scorsa settimana – a una cagnetta da cerca durante una battuta di caccia al cinghiale.
Un altro argomento molto sentito, soprattutto dagli allevatori, è quello sui risarcimenti. I risarcimenti sono previsti solo in casistiche piuttosto precise circoscritte a tipologie di allevamenti, e le procedure finiscono per penalizzare chi opera in una zona già complessa come quella montana.
In questo senso, tutti i partecipanti al tavolo hanno concordato sull’inadeguatezza del sistema dei ristori economici, e su una richiesta da avanzare perché vengano allargati comunque a animali di bassa corte, da affezione e a quelli da caccia. (adr.ar.)
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