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COOPERAZIONE

Ritroviamo l'etica perduta

Paolo Cattabiani
Ritroviamo l'etica perduta

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Ci sono domande critiche che i dirigenti cooperativi hanno il dovere di porre a se stessi: a partire da me.

Parliamo di legalità? Abbiamo la pelle sottile ed i graffi li sentiamo subito e quando sono ripetuti nel tempo tendono a diventare ferite difficili da rimarginare, perché mettono in gioco il nostro bene più prezioso: la reputazione. E allora deve essere chiaro che noi non stiamo coi cooperatori quando questi sbagliano sapendo di sbagliare.

Come distinguere chi fa bene da chi fa male? Credo non ci sia bisogno di aspettare che qualcuno infranga la legge per capire se sta tradendo “il comune senso della cooperazione”: il fattore che ha contribuito a farci diventare anche un riferimento come classe dirigente diffusa e capace di dare il buon esempio.

Le responsabilità? Per troppo tempo abbiamo trasmesso una idea suggestiva, ma errata, del movimento cooperativo come di un unico corpo imprenditoriale e sociale, dove tutto si tiene e tutto si risolve ed in cui si rischia non solo che nessuno risponda mai a nessuno, ma che vengano paradossalmente privatizzati i successi e socializzati gli insuccessi. Questa idea della cooperazione va superata, perché confligge con il nostro concetto di responsabilità. Responsabilità che deriva dal potere e che ha come sbocco naturale il rendere conto ai propri soci ed alle comunità di ciò che ognuno di noi fa o non fa all’interno delle aziende. E specie nelle cooperative, siamo responsabili anche verso coloro che verranno dopo di noi: le generazioni future. La forma cooperativa non serve infatti a coprire la responsabilità individuali, ma a promuovere gli individui che trovano nella cooperativa stessa lo strumento e non il fine, per soddisfare una parte dei propri bisogni.

Esiste una supremazia della “specie”? La forma cooperativa, in natura, non nasce migliore, ma semplicemente diversa da altre forme societarie. L’aggettivo di migliore se la deve meritare. E per crescere bene ha bisogno di alimentarsi di economie prima di tutto di fiducia.

E’ un repertorio di cui non disponiamo in modo esclusivo, ma abbiamo imparato che, quando non lo includiamo nel nostro agire, perdiamo per strada una parte rilevante di noi stessi, rendendoci irriconoscibili. Questa è la differenza con le altre forme societarie: se non siamo così diventiamo altro da noi, spezzando in tal modo la coerenza tra il dire ed il fare. Poi è vero che non si fa cooperazione solo con la morale e con l’etica, ma è altrettanto vero che è impossibile fare bene cooperazione senza una morale condivisa, un’etica individuale e collettiva, che porti a distinguere le cooperatrici ed i cooperatori non per le loro parole, ma per le loro opere.Proviamo a ripartire da qui.

Presidente Coop Consumatori Nordest

 

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