«Stiamo facendo di tutto per riportare a casa Fabio»
Rolo: Vitaliano Daolio, zio del cuoco ucciso, attende il rimpatrio della salma «Da quando era in Francia non si è mai mostrato preoccupato per qualcosa»
ROLO. «Speriamo con tutto il cuore che mio nipote possa essere riportato a Rolo al più presto. Questa attesa è straziante. Oltre al dolore di una tragedia indescrivibile, bisogna sopportare questi lunghi giorni prima del rimpatrio».
È comprensibilmente a pezzi, Vitaliano Daolio, fratello di Enrica e zio di Fabio Bassoli, il cuoco 31enne trovato morto sulle alture di Pont de Labeaume, nel Sud della Francia, in circostanze misteriose. Il giovane, che si era trasferito Oltralpe undici fa – dopo avere studiato alla scuola alberghiera Nazareno di Carpi, aprendo un’attività di ristorazione ambulante – è stato colpito almeno un paio di volte alla testa con un’accetta da cucina, come emerso dall’autopsia eseguita a Nimes, forse per un regolamento di conti, ed è stato trovato con le mani giunte e legate davanti. Poco distante, è stato rinvenuto anche il furgone che usava per la sua attività, con una ruota bucata. Nella sua abitazione gli inquirenti avrebbero scoperto alcune piante di marijuana.
Avete ricevuto novità dalla Francia?
«Speriamo che il consolato ci telefoni a breve e ci dia il nulla osta per il rimpatrio del nostro Fabio – prosegue lo zio Vitaliano, originario di Novellara, ora residente a Cremona, di mestiere guida di pesca sul Po–. Quando mia sorella gestiva il ristorante La Casa, al Bettolino di Novellara, la passione di Fabio per la cucina era molto evidente. Era figlio d’arte».
Lei aveva sentito recentemente Fabio?
«Sì, ogni tanto ci parlavamo, da quando si era trasferito in Francia, ma non aveva mai lasciato intendere che ci fosse qualcosa di preoccupante. L’ho sempre sentito tranquillo, affezionato al suo mestiere. Non so capacitarmi di questa tragica scomparsa. Dev’essere finito in un giro più grande di lui, che l’ha inghiottito. Io non sono un poliziotto, pertanto, non ho gli elementi per ricostruire in modo tecnico l’accaduto. Ma una fine del genere è incomprensibile. Uccidere in questo modo straziante è umanamente indefinibile. Ora mi devo prendere cura della salute di mia sorella, perché riesca a superare in modo sereno questo momento tragico».
Come stanno procedendo le pratiche del rimpatrio?
«Ad oggi, speriamo che il consolato ci contatti per riportare a casa Fabio. Abbiamo fatto richiesta formale; quello che potevamo fare noi a livello di documentazione l’abbiamo già fatto. Il consolato ha tutte i documenti necessari per espletare la pratica. Gli uffici francesi hanno tutto, devono sbloccare la cosa, ma si vede che in Francia hanno molta più calma di noi. Siamo ancora nella situazione di attesa, che è la più brutta che possano vivere i famigliari. Quindi, siamo alla finestra e vedremo nei prossimi giorni cosa succederà».
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