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Duro don Benatti: «Il Pd reggiano privatizza l’acqua»

Duro don Benatti: «Il Pd reggiano privatizza l’acqua»

REGGIO EMILIA. «All’incontro che si è svolto ieri (venerdì, ndr) mi sono limitato a leggere l’enciclica di Papa Francesco. Si parlava di acqua pubblica e mi sembrava appropriato». Don Emanuele...

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REGGIO EMILIA. «All’incontro che si è svolto ieri (venerdì, ndr) mi sono limitato a leggere l’enciclica di Papa Francesco. Si parlava di acqua pubblica e mi sembrava appropriato». Don Emanuele Benatti, prete missionario da sempre in prima fila nella battaglia per la ripubblicizzazione del ciclo idrico è tornato a far sentire la propria voce e lo ha fatto nell’assemblea pubblica che il Comitato Acqua Bene comune ha organizzato a Santa Vittoria. E proprio partendo dalle parole di Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sii”, don Benatti ha difeso la posizione dei referendari, anche attingendo alla sua esperienza di missionario e concludendo come sia ineludibile per l’uomo rispettare il Creato. A cominciare dall’acqua che non va mercificata. Invero, prima di quell’incontro, il suo giudizio - durissimo - era apparso su “Il Fatto Quotidiano”: «Resto convinto - ha detto il sacerdote reggiano - che l’acqua debba essere un bene comune ed è per questo che ero sceso in campo a fianco dei movimenti referendari. E - aggiunge - ci sembrava di avere vinto, ma invece qui, nonostante l’esito referendario, siamo di fronte a un sistema che in modo antidemocratico agisce per i propri interessi».

Nel mirino di don Benatti c’è il Pd reggiano e nelle dichiarazioni rilasciate a “Il Fatto Quotidiano” l’accusa è chiara: «Il motivo del dietrofront a cui assistiamo - ha detto - non è un mistero: c’è stata una direttiva di partito che ha messo molti sindaci nell’incertezza, con la paura di avere ripercussioni economiche sui comuni. In realtà sappiamo che non sarebbe così e che ci può essere un modo per andare avanti. L’acqua è un bene fondamentale, un diritto di tutti e non va mercificato nè quotato in borsa. E soprattutto dev’essere chiaro chi è che è chiamato a gestire questo bene». (m.s.)

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