Anche Cgil e Cisl dico no alla chiusura del punto nascite
CASTELNOVO MONTI. «Valorizzare l’ospedale Sant’Anna, un presidio irrinunciabile». Si mantiene molto accesa la discussione non solo sul punto nascite, ma sulla tenuta complessiva dell’ospedale di...
CASTELNOVO MONTI. «Valorizzare l’ospedale Sant’Anna, un presidio irrinunciabile». Si mantiene molto accesa la discussione non solo sul punto nascite, ma sulla tenuta complessiva dell’ospedale di Castelnovo Monti. Tema sul quale, ora, intervengono anche Cgil Reggio Emilia e Cisl Emilia Centrale con una nota.
«Siamo sempre stati contrari a qualsiasi idea d’applicazione tout court delle leggi, alle scelte dei tagli “lineari” perché non sempre tengono conto delle particolarità e della necessità di fare invece scelte mirate, che rispondano meglio alle esigenze di un territorio e dei suoi cittadini. Per questo esprimiamo la nostra perplessità sul progetto di smantellamento del Punto nascita». Aggiungono Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale, e Ramona Campari, della segreteria provinciale della Cgil di Reggio: «Abbiamo assistito a valutazioni e prese di posizione diverse: chi valuta necessario lo smantellamento del Punto Nascita per una questione di sostenibilità, altri che hanno chiamato in causa la sicurezza del bambino e della madre, altri che ritengono necessario recepire l’accordo Stato-Regioni che prevede la chiusura dei punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 parti all’anno. Sono valutazioni e posizioni legittime ma riteniamo che guardare e valutare secondo questi aspetti presi separatamente e in modo avulso dalla realtà, anche geografica, del territorio significa avere uno sguardo miope. Pensiamo che la risposta debba essere quella di percorrere tutti i tentativi per mantenere il reparto di ostetricia, con soluzioni in grado di coniugare la qualità dell’assistenza sanitaria, la sicurezza della madre e del bambino con quella degli operatori sanitari, tutti, e quello della sostenibilità».
Concludono i sindacati: «Fare ciò non solo è possibile, ma è quello che avviene già in altri Paesi europei dove sono state adottate modalità organizzative in grado di garantire qualità sicurezza e capillarità anche in presenza di un numero di parti inferiore ai 500. Il territorio della nostra montagna presenta un tessuto socio economico che richiede di essere valorizzato, sul quale è necessario investire, piuttosto che disinvestire. Il confronto allora si allarghi: oltre che al punto nascita si discuta del futuro di questo ospedale e la politica presidi adeguatamente in stretto rapporto con i cittadini i luoghi in cui si prendono decisioni con ricadute così importanti per la loro vita e per il territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google