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Digital Champions e istruzione: Reggio vola in finale

di Massimo Sesena
Digital Champions e istruzione: Reggio vola in finale

Nasce la piattaforma di corsi e incontri per formare i docenti delle Superiori nel campo della cultura digitale

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REGGIO EMILIA. «Da solo non avrei potuto far molto, anzi forse non avrei nemmeno cominciato». Non è ancora tornato dalla Maker Fair di Roma - dove con i ragazzi del master in Food innovation ha incuriosito migliaia di visitatori - e già Francesco Bombardi è chiamato a una nuova sfida: venerdì prossimo, a Padova è in programma la fase finale della Digital Championship, e il progetto elaborato a Reggio è tra i cinque selezionati in tutta Italia.

In gara c’erano i Digital Champion di tutta Italia (una figura voluta in ogni città dal governo Renzi con lo scopo di diffondere in tutti i modi possibili la cultura digitale nel paese) e Reggio ha primeggiato con un progetto che, anche stavolta - come è accaduto per il progetto del Balsamico in 3D - ha messo il nostro territorio al centro. Oltre al food, qual è infatti la nostra grande eccellenza, se non l’educazione? Ecco l’intuizione di Francesco Bombardi: cogliere la necessità di una alfabetizzazione digitale che riguarda gran parte del Paese, sfruttando il lavoro che in questi mesi si è messo in moto a Reggio proprio sulla diffusione della cultura digitale. «Si tratta di una piattaforma che ha lo scopo di fornire agli insegnanti delle scuole superiori un referente qualificato per aggiornarsi sui temi del making e del coding , ovvero di tutti quelli che sono oggi i segreti della cultura digitale. Di reggiano, in questa storia, c’è la concretezza: si tratta di corsi e lezioni per i docenti che presto il ministero dell’Istruzione chiamerà ad aggiornarsi proprio sulla cultura digitale. E quando questo avverrà, quando usciranno i bandi, a Reggio saremo pronti e gli insegnanti di casa nostra sapranno a chi rivolgersi». Un lavoro - quello che va sotto il nome di “10+10 Makeconding session” - che il Digital Champion di Reggio ha voluto che fosse “di squadra”. Del resto non avrebbe potuto fare altrimenti: a Reggio gli innovatori esistono davvero. Gruppi informali come i ragazzi di Hurricane Start, con un passato di smanettoni ora creano spazi di coworking, sognano start-up. Eppoi volontari digitali che spendono i loro pomeriggi di sabato nelle lezioni del Coderdojo. E infine qualche talento già affermato che però non ha smesso di pensare a Reggio. Un esempio da cui il progetto ha preso le mosse è sicuramente quello dei volontari del coderdojo, le lezioni informali riservate a bimbi e ragazzi perché prendano dimestichezza con il linguaggio digitale e la programmazione. «Cognizioni di base - spiega Piergiorgio Grossi, uno dei mentor dei Coderdojo reggiani - fondamentali per colmare quel gap che oggi riguarda una buona fetta della popolazione. Spesso oggi i ragazzi sono più alfabetizzati dei 40/50enni e in questa categoria rientrano molti insegnanti che tuttavia, almeno per quella che è stata finora la mia esperienza, sono molto aperti ad apprendere nuovi linguaggi». Ecco la sfida: passare dai linguaggi tradizionali a quelli che ci sollecitano dal mondo digitale: «Oggi - spiega Nicola Bigi, amministratore delegato di Tiwi, l’azienda reggiana che produce animazioni per la tivù - ci sono competenze obbligate o quasi obbligate. Come saper scrivere, saper parlare e magari conoscere l’inglese. A queste presto si aggiungerà giocoforza il digitale. Anche e soprattutto per raccontare storie: pensiamo soltanto a tutte le opportunità che il digitale offre in questo ambito. Dai video all’infografica, al digital design, tutti linguaggi che tutti devono avere l’opportunità di maneggiare».

Anche il Comune, con l’assessore all’innovazione Valeria Montanari ha giocato un ruolo decisivo, lavorando per mettere a sistema queste diverse competenze: «Ognuno di questi soggetti - dice l’assessore - ha dato il proprio contributo al progetto, riuscendo a fare rete. Sono pillole di cultura digitale che contribuiscono a far crescere una comunità».

massimosesena

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