Paradisi fiscali, partite da Reggio Emilia 590 operazioni sospette
Lo rivela il report della Banca d’Italia, in regione spostati 12 milioni di euro Zavatti (Cgil): «Sconcerta la centralità emiliana, dati che vanno analizzati»
REGGIO EMILIA. Sono 4.760 (dati al luglio 2015) le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette partite dall'Emilia Romagna, su un dato nazionale che ammonta a 71.758. Lo rivela l’ultimo report dell'Ufficio info/investigazioni della Banca d'Italia. Reggio Emilia è terza, in regione, con 590 segnalazioni, dietro Modena e Bologna. Numeri che fanno dire a Franco Zavatti, responsabile legalità e sicurezza Cgil Emilia-Romagna: «Bisogna indagare per sapere chi c’è dietro. Non basta l’antimafia da convegno».
Sono 1.077 le operazioni segnalate nel Bolognese, segue Modena con circa 700, poi Reggio Emilia con 590, Forlì con 550, Parma con 480. «Le tabelle che più sconcertano, si vedono nel capitolo riguardante i flussi sospetti verso i cosiddetti paradisi fiscali. Sebbene le segnalazioni siano in calo, la mole di denaro è comunque allarmante» dichiara la Cgil regionale.
Si tratta di segnalazioni obbligatorie per legge che arrivano da banche, assicurazioni e notai. «In preoccupante “calo e marginali” quelle da avvocati e commercialisti» fa notare Zavatti.
«Le operazioni maggiormente sospette riguardano: traffico di bonifici, titoli azionari, denaro contante su conti e depositi. I clienti più segnalati appartengono, nell'ordine, ai settori di edilizia, agricoltura, commercio, intermediari – prosegue il sindacalista – Ma le tabelle che più sconcertano, si vedono nel capitolo riguardante i flussi sospetti di bonifici che interessano controparti o intermediari finanziari residenti in Paesi a rischio dal punto di vista del contrasto al riciclaggio. Si tratta dei Paesi cosiddetti “paradisi fiscali”».
«Il dato sconcertante - prosegue Zavatti – a tale proposito è nel riscontro della centralità emiliano-romagnola in questa attività. Questa attività finanziaria “in uscita/in entrata” dai paradisi, ammonta complessivamente a 12.803 milioni». Cifre che spingono la nostra regione al secondo posto Italia, dietro solo alla Lombardia. E che danno, in regione, per rapporto tra numero di segnalazioni e numero di popolazione il prima a Modena.
«Sono dati che andrebbero letti insieme ad altri dati e ci danno il quadro di un territorio, che senza esagerare né senza voler sottovalutare, sta cambiando» fa notare Zavatti. Che ora pone una questione: «Ben vengano questi dati, che ci aiutano a capire la realtà. Ma poi a livello territoriale chi se ne occupa? Non è solo un problema della Finanza e della magistratura. Bisogna scavare e capire che origine hanno e fare qualcosa».
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