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INTERVISTA A GADDO MARIA GRASSI

«Soluzioni alternative in attesa delle Rems»

di Chiara Cabassa
«Soluzioni alternative in attesa delle Rems»

REGGIO EMILIA. Anche Gaddo Maria Grassi, responsabile del Dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl, sabato scorso era presente all’ispezione della Commissione Diritti Umani del...

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REGGIO EMILIA. Anche Gaddo Maria Grassi, responsabile del Dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl, sabato scorso era presente all’ispezione della Commissione Diritti Umani del Senato all’Opg di via Settembrini. E anche Gaddo Maria Grassi conosce bene il caso di Oskar, il 20enne originario di Vicenza internato da due anni a Reggio dopo essere passato da un vortice clinico e giudiziario che lo ha visto attraversare servizi di neuropsichiatria infantili, reparti di Diagnosi e Cura, comunità di recupero e alla fine approdare all’Opg. Salvare Oskar è l’obiettivo della delegazione che ha fatto tappa sabato in via Settembrini di cui facevano parte anche il senatore Luigi Manconi e lo psichiatra Giuseppe Dall’Acqua oltre alla deputata del Pd Vanna Iori. Ne abbiamo parlato con il dottor Grassi.

Quello di Oskar può essere considerato un caso limite, o piuttosto il prototipo di una situazione più diffusa?

«Tanto Manconi quanto Dall’Acqua e Iori, concentrandosi sul caso di Oskar, hanno in realtà voluto fare ulteriormente luce sulla necessità, nei confronti di alcuni individui,di mettere a punto soluzioni alternative rispetto a quelle di sicurezza in vigore negli Opg. Certamente questo di cui stiamo parlando è un caso limite soprattutto perché si tratta di un ragazzo giovanissimo. E il dato anagrafico rende particolarmente necessario che per lui sia garantita al più presto l’uscita dall’Opg».

In attesa che le Rems diventino realtà, le soluzioni alternative quali potrebbero essere?

«Molto dipende, nel caso del giovane su cui ci stiamo concentrando, da quale sarà la sentenza del magistrato di sorveglianza. Se manterrà le misure di sicurezza, allora saranno le Rems le strutture di riferimento. Se al contrario deciderà per misure non detentive, si dovrà pensare ad altre soluzioni. In pratica si tratterà di riformulare un progetto che permetta di superare il circuito Opg-Rems. Il fatto che in passato il percorso di recupero avviato a Vicenza sia fallito, non significa che non si possa anzi debba riprovare. E, naturalmente, se ne dovrà fare carico la Regione Veneto dal momento che il ragazzo è di Vicenza».

Andando oltre il caso particolare?

«Di soluzioni alternative si deve parlare anche per gli altri internati che sono rimasti all’Opg. Ma va sottolineato ancora una volta che la stragrande maggioranza, ovvero 17 su 23, sono veneti. Così come va ripetuto che se il Veneto avesse provveduto ad avviare il percorso verso la creazione delle Rems, il problema oggi non sussisterebbe. E’ vero che il Veneto, alla luce del rischio commissariamento, oggi ha cambiato atteggiamento ma sappiamo quanto i tempi siano lunghi anche per chi da anni sta lavorando a questo progetto».

Detto questo, le Rems sono una sorta di panacea?

«Il trasferimento dall’Opg alle Rems va considerato uno step, non una soluzione definitiva. Le Rems sono utili e necessarie fino a quando c’è una misura detentiva da fare rispettare ma al di fuori di una realtà carceraria. Lo step successivo è la messa a punto di un progetto finalizzato all’inclusione sociale. E se questo fallisce, mi riferisco al caso del giovane ventenne ora rinchiuso in via Settembrini, la soluzione non è il ritorno alla Rems o all’Opg come è accaduto nei fatti, ma puntare su un diverso percorso di inclusione».

E’ possibile, oggi, prevedere quando effettivamente chiuderà l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio?

«Mi ritengo ottimista anche se dobbiamo ragionare su due binari. L’ottimismo deriva dal fatto che gli internati all’Opg di Reggio sono davvero pochi. Il loro numero non potrà aumentare e, al contrario, a poco a poco gli attuali internati verranno dimessi. Quindi si va ad esaurimento. Ma c’è un secondo binario che riguarda esclusivamente i passi compiuti dal Veneto. E questa è un’incognita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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